
Tempi di crisi, la gente lavora sempre più e se prima il tempo da dedicare a se stessi non era molto, adesso lo è ancor meno.
Ma con il Natale alle porte, gli italiani corrono ai ripari per gli acquisti dei regali e iniziano a cavalcare l'onda dell'ultima moda che in America già da tempo spopola: gli acquisti online.
Secondo una ricerca promossa da eBay, primo sito di commercio elettronico in Italia, aumenta la percentuale di clienti che acquisteranno con un semplice click è in aumento e viene confermato un aumento delle vendite nel periodo pre-natalizio.
Le scelte degli italiani ricadono su prodotti elettronici (Sony Playstation 3 e Nintendo Wii fanno registrare +140% e +134% rispetto allo stesso periodo del 2007), accessori di moda (+91%) articoli di erboristeria e, soprattutto, prodotti alimentari, primo fra tutti la birra (+100%), seguita da dolci, biscotti, tè e caffè (complessivamente +98,5%).
Sempre secondo l'analisi di eBay.it, molti italiani troveranno sotto l'albero sciarpa, cravatta o accessori di moda, la cui vendita su eBay.it e' addirittura aumentata (+91%), superando i valori dello scorso anno.
In rete si ha la possibilità di trovare qualsiasi cosa, dall'abbigliamento, agli accessori, alle offerte viaggi, ed, inoltre, gli acquisti sul web risultano abbastanza semplici da gestire considerando anche i prezzi più vantaggiosi che si hanno rispetto ai negozi tradizionali.
Fonte: Business on line
martedì 23 dicembre 2008
REGALI DI NATALE ONLINE SU INTERNET: E-COMMERCE IN ITALIA CRESCERÀ. I PRODOTTI PIÙ VENDUTI
MARKETING: UN MILIARDO DI SMS

Solo nell'ultimo anno sono stati venduti nel mondo 1,2 miliardi di telefoni, di cui 22 milioni solo in Italia.
Esordisce così il report della School of Management del Politecnico di Milano che ha fotografato l'utilizzo del mobile marketing da parte delle aziende del nostro paese, sottolineando le potenzialità della soluzione.
Secondo l'analisi, il 2008 si chiuderà con quasi un miliardo di sms diretto ai consumatori per veicolare una comunicazione di tipo commerciale.
L'indagine ha evidenziato che circa il 64% dei direttori marketing d'impresa non ha mai utilizzato il canale mobile per promuovere campagne pubblicitarie. Per quel che riguarda le previsioni, di questa percentuale il 58% non sa se utilizzerà tale canale di promozione in futuro, il 22% è sicuro che non lo utilizzerà e il 20% pensa che lo utilizzerà.
Tra il 36% di direttori marketing che ha invece già fatto uso del canale mobile per scopi pubblicitari, afferma di essere molto o abbastanza soddisfatto il 77% di coloro che hanno promosso iniziative attraverso l'invio di sms/mms, il 63% di coloro che hanno fatto uso del display advertising su mobile e il 100% di coloro che hanno effettuato Keyword advertising. Il settore sembra dunque essere in una fase embrionale e le potenzialità inespresse sono molte.
Fonte: Quo Media
IDENTITÀ E COMUNICAZIONE NELL'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE

Cosa significa per i giovani "identità italiana"? Credo che il Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, abbia colto nel segno oggi proponendo al centro della Prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo il tema dell'identità come prioritario.
Coinvolti nel fenomeno della globalizzazione, che costringe ad essere umili e concreti, conoscendo i contesti sociali e politici, i giovani delegati si sono dimostrati in grado di mettere in crisi schemi acquisiti in fatto di identità e cultura.
Le nuove mobilità sono un fenomeno che si sta allargando, componente essenziale nel guardare all'identità italiana nel mondo.
Nuove mobilità che ci fanno scontrare direttamente con la problematica delle strategie della comunicazione e dei canali da privilegiare.
Tematica di fondo l'effettivo ruolo e peso del web, e infatti i delegati dell'area anglofona e latinoamericana hanno sviluppato questo tema.
Come porsi di fronte a queste nuove realtà?
Come rendere moderno il linguaggio che utilizzo nella direzione di un mensile? Nella direzione di una trasmissione radiofonica? Sono le domande che io mi pongo come direttore di una testata storica che "vive" sulla carta da sempre e che però da sempre si pone il problema di essere al "passo con i tempi".
Agli operatori della comunicazione questi ragazzi sottolineano che l'"appartenenza" dei giovani italiani all'estero è un'"appartenenza differente", è un'esperienza "plurale".
Figli di italiani cresciuti ed educati in ambienti differenti dall'Italia e con una cultura totalmente diversa ma legati alla terra d'origine (protagonisti di un contesto multiculturale) ci stanno proponendo scenari che ci sfidano a nuove costruttività.
Mix di cultura che diventa un arricchimento, anche professionalmente, quando questa loro "voglia d'Italia" è anche desiderio che l'Italia offra loro qualcosa, non solo visite e gite.
Italici: intesa come essenza dell'italianità.
Cosa possiamo darvi noi Italia? E cosa voi potete dare a noi? in questo percorso di duplice identità. In questo contesto bisogna misurarsi di fatto, con l'assenza di creatività da parte delle istituzioni nazionali le quali purtroppo si dimostrano incapaci di rispondere adeguatamente alle richieste e alle sfide degli italici.
Fonte: News italia
Nei media la rivoluzione digitale ci prospetta scenari di integrazione

Uno sguardo sulla parte dedicata ai media ci disegna un panorama molto interessante delle evoluzioni in atto.
Nel settore dei media la rivoluzione digitale ci prospetta scenari di integrazione tra diversi media invece della selvaggia selezione, che alcuni prospettavano. La Tv generalista conserva il suo peso ed è vista dall'85% dei cittadini; il 20,6% degli italiani guarda abitualmente la Tv satellitare e il 7,7% usa il digitale terrestre.
Il 41,6% degli italiani usa il telefonino nelle sue funzioni di base, contro un 29,4% che utilizza abitualmente apparecchi che permettono le funzioni più sofisticate. Cresce l'uso dello smartphone tra gli uomini (il 31,7% contro il 27,3% delle donne) e soprattutto tra i soggetti più istruiti (il 37,7% rispetto al 20,2% dei meno istruiti). Poco più della metà degli italiani legge abitualmente quotidiani acquistati in edicola, e la quota dei lettori della free press si attesta a circa il 18%.
I giovani si rivelano "forti consumatori" di media, specie di new media: il balzo in avanti nell'uso di Internet da parte dei giovani tra 14 e 29 anni è stato enorme: tra il 2003 e il 2007 l'utenza complessiva (uno o due contatti la settimana) è passata dal 61% all'83%, e l'uso abituale (almeno tre volte la settimana) dal 39,8% al 73,8%. Il cellulare è usato praticamente da tutti i giovani (il 97,2%), il 74,1% legge almeno un libro l'anno (esclusi ovviamente i testi scolastici) e il 62,1% più di tre libri. Il 77,7% dei giovani legge un quotidiano (a pagamento o free press) una o due volte la settimana (il 59,9% nel 2003), mentre il 57,8% legge almeno tre giornali la settimana. La flessione che si registra nell'uso della televisione tradizionale rispetto al 2003 (dal 94,9% all'87,9%) è ampiamente compensata dall'incremento conosciuto in questi anni dalla Tv satellitare (dal 25,2% al 36,9% dei giovani).
Quando si parla di comunicazione, sono frequenti i riferimenti alla concentrazione dei media e alla prevalenza di media forti rispetto ad altri più deboli. In realtà, almeno in parte, i dati del Censis delineano un quadro molto più articolato: ci si informa usando un menù assortito che va dalle Tv ai quotidiani, dai periodici ai portali Internet, alle emittenti locali. E il localismo mantiene un fortissimo richiamo.
Infatti, si contano a livello locale 538 Tv, 1.244 radio, 133 quotidiani regionali e provinciali. Per il 35% dei cittadini il Tg regionale della Rai è la principale fonte informativa sulla propria città e il territorio, al secondo posto si collocano i quotidiani locali (25%), seguono le televisioni e le radio locali (15,4%), poi la cronaca locale presente nelle pagine dei quotidiani nazionali (11,9%).
In sintesi quindi ci troviamo di fronte a una "dieta mediale" ricca e differenziata, con forte compresenza di mass media e new media.
In questo contesto conservano spazio e credibilità le fonti di informazione e i media fortemente radicati sul territorio e nelle città.
Fonte: Marketing Journal
Di dono in dono. Quarta conferenza internazionale della comunicazione sociale

"Chi dona si riconosce sempre" recita lo slogan dello spot di apertura presentato dal presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, Alberto Contri; ma è davvero così? S'interroga Marco Cerri, scrittore e operatore sociale, il quale inaugura il valzer degli interventi e mette in luce le trasformazioni del significato del dono: "Se la merce diventa dono, il dono diventa merce?". Questa riflessione evidenzia come sempre più il concetto di dono si vada legando alla forma-merce, seguendo una tendenza che lo vedrebbe del tutto allineato con un qualsiasi altro prodotto commerciale.
Conseguenza, sempre più quelle strutture imprenditoriali, specie di tipo cooperativistico, che offrono un dono, tendono ad assottigliare le differenze rispetto alle strutture imprenditoriali, di tipo capitalistico, che generalemente non hanno nei loro core business l'offerta di un dono. L'avvicinamento tra questi due mondi fa si che anche in strutture dove viene offerto un servizio sociale si sviluppino quegli strumenti ormai quotidianamente utilizzati nelle altre tipologie d'imprese: la comunicazione, il marketing, la pubblicità; con un occhio di riguardo alle operazioni di naming e di brandizzazione.
La stessa indicazione di trasformazione del concetto di "dono" e di "impegno sociale" è supportata da Giovanna Gadotti, docente di Sociologia delle comunicazioni di massa all'Università di Trento, mettendo in luce lo sviluppo di una tendenza sempre più edonistica della società, in cui l'individualismo prevale sempre di più sulla comunità, indebolendo il tessuto delle relazioni sociali.
Tuttavia questa debolezza non deve farci pensare alla mancanza di necessità negli individui di instaurare relazioni sociali, diversamente bisogna riflettere più sulla definizione di nuovi luoghi in cui si sviluppa la solidarietà. Uno di questi ambiti è il consumo, ancora una volta un avvicinamento tra l'ambito commerciale e quello sociale, ovvero l'acquisto di un dato prodotto può portare con se un gesto solidale.
Basti pensare ai prodotti del mercato equo-solidale, i quali continuano ad accrescere i loro fatturati malgrado la crisi economica che imperversa sulla società contemporanea. "La pratica di un consumo responsabile ad esempio non sancisce un modo nuovo del sociale. È un modo nuovo, differente dalla classica donazione di denaro, e comprende sempre partecipazione". Si pone quindi l'accento sull'individualità del gesto sociale, definito tramite l'ossimoro di individualismo solidale.
Marco Granelli, presidente di CSV.net (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato), si concentra maggiormente sull'importanza di sviluppare una comunicazione sociale che sensibilizzi maggiormente le persone al volontariato, che aiuti ad aumentare la relazione con il donatore, portando poi quest'ultimo a donare secondo meccanismi di consapevolezza e di partecipazione.
Sullo stesso punto si focalizza anche l'intervento di Maria Vittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava, NPH Italia, una struttura che svolge diversi progetti solidali volti ad aiutare l'infanzia abbandonata e che può vantare anche collaborazioni con aziende come l'esperienza della Goodie Bag, la borsa firmata Coccinelle, che ha riscosso grande successo anche grazie alla trasmissione di valori di solidarietà. Maurizio Quagliuolo, segretario generale di Herity Italia, l'organizzazione per la gestione di qualità del patrimonio culturale, spiega infine come la comunicazione sociale possa essere utile ai fini della conservazione del patrimonio culturale trasformando il visitatore da predatore a protettore, in che modo? Aiutando a combattere l'ignoranza e coinvolgendolo in modo più spirituale ed emozionale.
A conclusione degli interventi è stata aperta una Tavola Rotonda incentrata su "Le migliori campagne sociali internazionali" coordinata da Franco Moretti, presidente dell'Art Directors Club Europeo. Tra gli esponenti, tutti di caratura internazionale, si annoverano: Frederic Bonn, direttore creativo Studio Ogilvy Interactive di Parigi, esperto di media digitali o new media; Michel de Boer, direttore creativo Studio Dumbar di Rotterdam, Percival Caropreso, presidente di SETOR 2 ½ - Corporate and Marketing Communications on Social Environmental Responsibility per l'area sud americana, Stefano Colombo, consigliere ADCI e direttore creativo Publicis e Till Neuburg, Communication Strategist Globiz.
Infine, Paolo Ferrara, responsabile comunicazione e raccolta fondi della Fondazione Terre des Hommes Italia, ha presentato i vincitori della prima edizione del Child Guardian Award, il concorso dedicato alle imprese che tutelano l'immagine dei minori nella comunicazione, promosso dalla stessa Fondazione, in collaborazione con la Fondazione Pubblicità Progresso.
Fonte: ADVertiser
venerdì 19 dicembre 2008
IL LIBRO BIANCO DELLA COMUNICAZIONE

Per superare l'attuale fase di crisi che sta attraversando l'intero mondo economico, editoria inclusa, secondo il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, occorre che, tra le altre cose, si dia il via a una vera e propria iniezione di fiducia. Al convegno di presentazione del Libro bianco sul mercato italiano della comunicazione, Confalonieri ha insistito sul fatto che, in un momento come l'attuale, bisogna pensare ad avere fiducia. «Nel nostro settore - ha osservato il presidente di Mediaset - c'è molta sfiducia soprattutto perché esiste tanta incertezza per quanto riguarda il domani. Certo i segnali non sono molto positivi, ma occorre pensare ad avere maggiore fiducia per investire».
Molto meno ottimista l'ad di Rcs, Antonello Perricone.
«Quest'ultimo quadrimestre per il mercato editoriale è stato davvero difficile, c'è una crisi profonda», ha detto. Mentre l'amministratore delegato di Mondadori, Maurizio Costa, non esclude la possibilità di effettuare acquisizioni viste le attuali quotazioni nel mondo dell'editoria, purché rispondano a una chiara logica industriale.
«Abbiamo una struttura finanziaria equilibrata - ha spiegato Costa - se ci sono opportunità, per arricchirci sul digitale o rafforzarci nel nostro mestiere, perché no. Comunque, questo non vuol dire che siamo a caccia di occasioni finanziarie». In compenso Costa ha sottolineato di non essere in grado di fare previsioni sui conti. Dall'analisi di Assocomunicazione è emerso, inoltre, che il mercato della comunicazione pubblicitaria vale a livello mondiale 464 miliardi di dollari, mentre in Italia si attesta sui 23 miliardi a fine 2007, rappresentando l'1,41% del prodotto interno lordo. Sul mercato nazionale lavorano oltre 4.500 imprese che fatturano quasi 5,8 miliardi di euro.
Fonte: Marketingjournal
LA PUBBLICITÀ DIVENTA NON CONVENZIONALE

Il marketing non convenzionale è già sperimentato da qualche tempo e da più di un pioniere (in genere con successo, come nel caso di Burger King con la trovata del "pollo servizievole"). Per molte aziende, tutavia, non fa ancora parte in modo strutturato delle strategie di promozione.
Il marketing non convenzionale è definito da parole-concetto che, perlomeno per gli addetti ai lavori, sono già entrate nel quotidiano. Una di queste è guerrilla marketing, che fa riferimento ad attività o a un tipo di comunicazione dal forte effetto "sorpresa" sulle persone. Poi c'è il marketing virale, che fonda la propria forza su un prodotto o un messaggio che tende a diffondersi spontaneamente tra le persone, proprio come un virus. Non è una tecnica che si improvvisa, dato che per cimentarvisi è necessario partire dal progetto del cosiddetto viral Dna e dall'identificazione delle persone potenzialmente interessate, per poi trasferire il "prodotto" al network sociale di riferimento, che può essere il tradizionale bar ma che si identifica più naturalmente con il social networking sul Web.
L'effetto passaparola
Il rivoluzionario viral marketing è legato a dopio filo con un altro asset del marketing non convenzionale, il vecchio passaparola che in gergo tecnico viene chiamato "word of mouth". E l'effetto "buzz", il ronzio di chiacchiere e riferimenti a una novità, si scatena proprio quando un'operazione word of mouth è ben riuscita.
«Il passaparola, soprattutto su Internet, vale molto di più della pubblicità nel momento di fare un acquisto - sottolinea Alex Giordano, fondatore di Ninja Marketing.it e co-autore del testo Marketing non-convenzionale, intervenuto presso il recente convegno Branding Italia 2008 organizzato da Marcus Evans -. Bisogna fare attenzione alla percezione della marca e a non parlare sempre al pubblico come se si stesse facendo pubblicità».
I cardini fondamentali dell'advertising sono ribaltati: qui sono le idee che trovano il medium e non viceversa. Non si studia una campagna appositamente per "quel" medum. Si tratta di sfruttare idee in momenti particolari e non ripetibili per realizzare campagne a effetto temporale circoscritto. «Dentro il concetto di marketing non convenzionale - sintetizza Giordano - c'è il senso di innovazione continua».
Integrazione con l'advertising tradizionale
Non va però buttato tutto ciò che è "vecchio": il marketing non convenzionale deve essere più che altro un'attitudine costante come parte di un media mix che potrà comprendere tutte le forme di promozione più tradizionali. Un concetto, questo, sottolineato anche da Federico Galimberti, direttore divisione Asi di Ipsos, business unit che si occupa di ricerca sulla pubblicità: «i cambiamenti nell'advertising negli ultimi cinque anni sono stati più grandi che negli ultimi 50. La sfida però è sempre quella di essere capaci di emergere dal brusio di fondo, riuscire a influire sul comportamento del consumatore e giustificare l'investimento, e questo oggi è un po' più difficile. Tutti vedono Internet come il mezzo su cui investiranno maggiormente nei prossimi anni, ma non sarà la fine per lo spot da 30 secondi classico, perché comunque la Tv resta importante per la sua capacità di persuadere». Il punto, anche secondo Galimberti, è individuare il mix ideale tra i vari media, sfruttando tutte le possibili sinergie
Fonte: Marketingjournal
MOBILE MARKETING. BENVENUTI A MOBILANDIA

Cominciamo dai numeri: 3 miliardi di cellulari nel mondo contro un miliardo di Pc. I primi vengono usati, mediamente, per 12 ore al giorno. I Pc solo per quattro. Moltissime persone accedono a internet dal cellulare senza passare dal computer. Questo lo scenario, pertanto non sorprende quanto affermato da ABI Research, qualche tempo fa, in un suo studio analitico: a fine 2011 il mercato mondiale del mobile advertising sfiorerà un valore assoluto di 20 miliardi di dollari. Crescerà, dunque, il numero di aziende che investirà in campagne di marketing declinate con il telefonino perché strumento-principe per costruire la relazione con il cliente. I costi di navigazione si ridurranno, come pure le tariffe telefoniche e aumenterà la qualità della connessione, quindi i consumatori accederanno sempre più a Internet con il loro telefonino. Crescerà l'audience e inevitabilmente anche la domanda di servizi di mobile marketing.
Per quanto riguarda l'Italia, il nostro paese continua ad avere la più alta penetrazione sia di cellulari 3G ( 37%) sia di Smartphone ( 22,85%) rispetto a una media dei maggiori Paesi Europei - evidenzia una ricerca di comScoreM:Metrics - pari al 27% di 3G e al 13% per gli Smartphone. La maggioranza degli utenti Mobile italiani - sottolinea ancora la ricerca - usa prepagate e tariffe a consumo. Nel primo quadrimestre di quest'anno più dell'86% degli utenti italiani ha scelto la prepagata e il 7,7% l'abbonamento. Nel resto dell'Europa gli utilizzatori di prepagate e tariffe a consumo tendono ad avere bassi livelli di utilizzo del mobile, ma questo non accade in Italia. Nella ricerca "Il Mobile diventa Web e il Web diventa Mobile" della School of Management del Politecnico di Milano si fa riferimento ad alcune trasformazioni strutturali che hanno assorbito attenzione e risorse di molti player della filiera. Due, in sostanza, secondo il rapporto 2008 del politecnico milanese, sono stati i cambiamenti fondamentali.
Il primo, riguarda l'evoluzione del ruolo delle Telco, sempre più orientate a svolgere il ruolo di abilitatori dell'offerta di terze parti piuttosto che di diretti retailer di Mobile Content. Si tratta però di un passaggio che richiede un certo tempo di assestamento e la messa a punto di un ecosistema complesso: politiche di pricing sul traffico dati, logiche di gestione del Mobile Site, etc. L'altro cambiamento riguarda il paradigma Mobile Internet/Web che ovviamente genera impatti enormi sul mondo del Mobile Content per quanto riguarda la creazione di nuovi ambienti tecnologici, ma anche nuovi players come le gradi società del web e dell'IT. Quindi, nuovi modelli di business basati sulla pubblicità e sul traffico dati.
Il web diventa mobile
Nel 2007 le grandi Web Company globali sono entrate pesantemente nel mercato dei Mobile Content, spingendo il paradigma del Mobile Internet-Web. "Questi player hanno introdotto nel mondo del mobile - ha scritto Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori ICT & Management della School of Management del Politecnico di Milano e in particolare Responsabile Scientifico dell'Osservatotorio Mobile Content - le piattaforme tecnologiche del mondo Pc-centrico e di internet in particolare e stanno spingendo verso un modello di business advertising based, modello che potrebbe, per alcune tipologie di contenuti e servizi, ben affiancarsi al modello premium, che continuerà comunque a svolgere un ruolo chiave in ambito Mobile".
Una strategia basata su una forte integrazione tra il mondo Mobile e quello Web che fa leva sul significativo portafoglio di core asset che dispongono: l'ampia customer base, il brand, il portafoglio di contenuti e di servizi, le applicazioni, le competenze tecnologiche, la dimensione globale.
"Nei confronti degli altri player dell'ecosistema Mobile - ha rilevato ancora Rangone - le Web Company stanno stringendo accordi di partnership contemporaneamente sia con le Telco, per mettere loro a disposizione i propri contenuti e servizi con l'intento principale di ottenere un'elevata visibilità sui loro Mobile Portal, sia con i Produttori di terminali, per pre-installare nei device i loro client Mobile. Questi accordi stanno generando una "delicata" situazione di coopetition, i cui sviluppi strategici non sono semplici da prevedere". Sia per penetrazione sulla popolazione, sia per diffusione di terminali 3G, l'Italia è prima in Europa e molto avanti anche rispetto agli Stati Uniti.
"Questo primato - ha sottolineato Filippo Renga, Responsabile della Ricerca sul Mobile Content - fa sì che per le società italiane si prospettino importanti prospettive di internazionalizzazione, in parte già colte in parte ancora da cogliere. Crediamo quindi che dalle scelte e dalle linee guida che si intraprenderanno nel nostro Paese possa nascere il modello di business di riferimento per il settore. I nostri dati dimostrano che il comparto del Mobile Content si trova di fronte a una importante svolta, dal momento che i cambiamenti in atto soprattutto in ambito Mobile Internet-Web, Mobile 2.0 e Mobile Advertising stanno modificando il paradigma stesso del settore.
L'effetto immediato è un periodo di transizione caratterizzato da luci e ombre e da forti contraddizioni, in attesa che il mercato, le tecnologie e la struttura dell'offerta trovino un nuovo punto di incontro, alla luce dei profondi mutamenti in corso". Il primato italiano, in questo settore, è stato ampiamente riconosciuto anche da organismi internazionali come il Mobile Entertainment Forum (MEF).
"L'Italia è leader mondiale in questo mercato - ha detto Andrew Bud, Presidente del MEF - un successo paragonabile, nelle sue dimensioni globali, a quello della pubblicità su internet. Questo successo si è basato e si baserà sempre di più sulla fiducia che l'utente può nutrire nella trasparenza, nell'affidabilità e nell'innovatività dell'offerta. Siamo in un momento di transizione in cui queste qualità vengono messe alla prova in molti paesi, con conseguenti riforme regolamentari. Inoltre, il problema del livello e della trasparenza dei costi del traffico dati non si risolve solo con un approccio "flat-rate" ma andrà affrontato in maniera più universale, immediata e sostenibile."
Mobile social network
Sarà l'innesco per un altro boom nell'ambito Mobile. Per una parte di audience sempre più in crescita - rileva ancora la ricerca di comScore M:Metrics - i siti di Social networking stanno diventando una parte importante. Quasi tutti i siti online di Social Networking hanno aggiunto la possibilità di connettersi alle communities tramite Mobile. È infatti possibile accedere ai profili e condividere contenuti in mobilità. Ancora, un recente report ABI Research valuta che nei prossimi 5 anni oltre 140 milioni di persone accederanno a social network tramite cellulare, dando luogo a ricavi per servizi su abbonamento stimati in circa 410 milioni di dollari entro il 2013.
"Due saranno i fenomeni dirompenti che attrarranno consistenti investimenti sul Mobile - dice Lucia Predolin Head of Corporate Marketing e PR di Buongiorno - il Mobile Social Network, ovvero l'utilizzo del cellulare per la gestione delle reti sociali e il Mobile Marketing. Per quanto riguarda il primo, Buongiorno ha lanciato Blinko il primo social network italiano disegnato per il cellulare. Noi siamo convinti, e molti nostri partner ci danno ragione, che la formula del social networking attraverso il cellulare che avrà successo sarà quella proposta da chi conosce il cellulare come le aziende italiane. Buongiorno è dunque pronto per evolvere dal ruolo di leader mondiale nel settore del mobile entertainment a quello di leader mondiale nel Mobile 2.0 entertainment. Da un punto di vista business, ciò comporta puntare a un mercato rappresentato dalla comunità di utenti che usano il Social Network dal mobile che dovrebbe raggiungere i 140 milioni di persone entro il 2012, un mercato ampio dove i dispositivi mobili di accesso ad internet tenderanno a prevalere molto rapidamente su quelli PC".
Fonte: Advertiser
La location è temporanea

Primo passo in direzione di una strategia nuova: addio alle presenze monolitiche. Oggi la parola d'ordine di quanti vogliono aprire un pdv è "temporary": spazi che compaiono e scompaiono in sei mesi, che da strutture appena accennate sono diventate negozi con tutti i crismi, anzi, aree in cui testare nuovi concept. Un esempio su tutti: il nuovo temporary store Benetton 012 che ha preso il posto dello Young Village Coin in Corso Vittorio Emanuele a Milano. Aperto per due mesi, presenta in anteprima assoluta la prossima collezione autunno/inverno 2008: nei 1500 metri quadri su due piani introduce il nuovo concept System, studiato per valorizzare le offerte delle due principali collezioni Baby e Kid, rispettivamente rivolte alla fascia new born e 1-5 anni, e 6-12 anni.
Un'atmosfera speciale e una serie di servizi dedicati fanno sentire i bimbi veri protagonisti: un hair stylist del team di Aldo Coppola cura il look degli under 12 con tagli e acconciature all'ultima moda; un personal shopper, vero consigliere di stile, guida mamme e bambini negli acquisti più adatti all'aspetto e alla personalità dei piccoli. La shopping experience è ulteriormente facilitata da un pratico touch screen che, grazie a una tabella di conversione, guida il cliente nella ricerca della "sua" taglia. E un test "Che tipo sei?" permette ai piccoli di definire il loro look e individuarlo all'interno del negozio. C'è inoltre un'area dedicata alla creazione di confezioni regalo personalizzate e uniche.
Ma oltre alle aziende, di recente anche il mondo dei servizi ha cominciato a farsi tentare dalla formula temporary: Gabetti e Equilon, per esempio, hanno sviluppato installazioni temporanee in cui parlare di case e mutui, con tanto di area bar e relax. E c'è anche un caso assolutamente peculiare che ben esemplifica come legare l'esperienza temporary alla diffusione duratura di un brand: si tratta di Gspot, una fabbrica di design contemporaneo nata a Milano nel 2007 dalla volontà di sperimentare nuove forme espressive, dando vita a oggetti di design e complementi d'arredo non convenzionali, inediti e rigorosamente Made in Italy.
La competenza progettuale e industriale deriva da un impulso imprenditoriale di Giovanardi SpA, azienda storica nel settore del materiale per la comunicazione nel punto vendita, cui si affianca il POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano, che collabora alla selezione dei designer e dei progetti. Gspot è stato presentato per la prima volta al pubblico scegliendo la formula del temporary shop a Milano in via Tortona 28 nei mesi di novembre e dicembre 2007, con l'obiettivo di creare "l'evento" e giocare sulla curiosità indotta dalla limitatezza temporale.
La scelta dello spazio non è stata casuale: zona Tortona ha ben rappresentato l'immaginario Gspot, una fabbrica, un laboratorio in continuo movimento di progetti innovativi e contemporanei. La collezione under33 è stata ideata con la volontà di dare spazio ai nuovi talenti del design italiano per creare una linea di oggetti caratterizzati da una forte personalità: sette giovani designer, di età inferiore ai 33 anni, con idee inconsuete hanno sviluppato una linea di oggetti e complementi d'arredo ironici e originali. "Crediamo - spiega Massimo Giovanardi, fondatore di Gspot - che i giovani con il loro entusiasmo e la loro spontaneità possano guardare la natura degli oggetti da una prospettiva diversa". Entro primavera del 2009 Gspot amplierà le sue collezioni che, conclusa l'esperienza del temporary, continueranno a essere in vendita online sul sito www.gspotdesign.it in una perfetta integrazione tra, come dicono gli inglesi, "brick & click".
Fonte: Advertiser
HORROR VACUI

Il sonno della pubblicità genera mostri. Ed ecco infatti che perfino la Coca Cola, un tempo simbolo del migliore dei mondi possibili, oggi si presenta nella forma Zero, già inquinata, quindi, dalla preoccupazione per la salute e la forma fisica. Uno spot spaventoso mostra un occhio che cammina su gambette anoressiche e due lingue disgustose che parlano e si muovono fuori dal corpo. L'essere umano non solo è dissociato dai suoi sensi (la vista e il gusto), ma non c'è più: è ridotto a puro organo di consumo. Segno che, in un mondo globalizzato, anche la più globalizzata delle bibite, ha i suoi problemi, almeno estetici. Oppure li hanno i creativi che, in effetti, da qualche tempo popolano di mostri i loro messaggi.
Alcuni, nelle intenzioni, vorrebbero essere pupazzi rassicuranti, ma riescono brutti da far paura e soprattutto inutili allo scopo di rendere simpatico il prodotto. Ci sono i cagnacci robot che digrignano spaventosamente i loro denti meccanici e non sappiamo perché dovrebbero indurci a desiderare un'automobile Fiesta. Accanto al pacioso Gerry Scotti siede in macchina un essere arancione, senza volto, ma dotato di stazza superiore alla media umana (e perfino scottiana), sul cui grembo plasticato appoggia la testa un bambino. Il tutto allo scopo di apparirci rassicurante e spingerci a stipulare un'assicurazione Genialloyd. I nessi tra i messaggi sono apparentemente labili o inesistenti, forse studiati per colpire il nostro inconscio per via subliminale.
Come quell'altro orrendo mostriciattolo gonfiabile che si fa cadere i pantaloni davanti all'auto di una bella guidatrice lasciandola traumatizzata, speriamo non per sempre. Per non parlare degli ormai vecchi commensali lucertoloni, golosissimi di surgelati Findus. Forse i loro occhi sporgenti piacciono ai bambini, ma spaventano noi adulti, cresciuti televisivamente insieme a creature animate più sdolcinate; come il resuscitato Calimero, Lazzaro eternamente sbiancante. Mentre oggi vediamo dei veri film horror, come quello Air Wick, dove prima ci viene mostrata una allegra giraffa (sic!) intenta a pulire il bagno di casa; poi arrivano due orrendi cinghialetti pelosi che, parlando con stereotipato linguaggio giovanilista, la chiamano mamma.
Due figli adottivi? Due alieni venuti dallo spazio? Due creature geneticamente modificate? Forse soltanto due consumatori imbestialiti dall'odio dei creativi.
Fonte: Pubblicità Italia