SPM Drink System affida a BrandAppeal lo studio di due nuovi concept di vendita delle proprie macchine. Marchio, immagine e brochure specificamente studiati per il mondo del FoodService e del Bar, per aprire nuove opportunità di mercato in un settore altamente specializzato.
venerdì 13 novembre 2009
venerdì 4 settembre 2009
IAB: Rapporto annuale sull’andamento dell’advertising online in Europa

IAB Europe ha presentato la versione aggiornata del Rapporto annuale AdEx che include le previsioni di andamento del mercato dell’advertising online a livello europeo, elaborate dagli analisti della società di ricerca Screen Digest sulla base dell’effettiva spesa pubblicitaria sostenuta dai 19 Paesi membri dell’associazione.
Nel 2008, l’advertising online è cresciuto del 20% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, in alcuni dei mercati più maturi colpiti dalla recessione – Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia – la crescita ha subito un rallentamento significativo nei primi sei mesi del 2009, mentre i mercati meno sviluppati hanno continuato a registrare tassi di crescita a doppia cifra. Tra questi, l’Italia conferma le sue previsioni di crescita al 10,5%, con una performance nettamente superiore alla media europea che si attesta, secondo i dati del rapporto, al 2,4%.
Il Rapporto prevede che l’arresto della crescita del settore della pubblicità online terminerà nel 2010, anno che segnerà un disgelo del mercato e una ripresa del proprio trend di crescita strutturale, stimandone la media europea a +6,5%.
Secondo l’analisi effettuata da IAB Europe, il search sarà il mezzo con la maggiore capacità di ripresa: con una crescita pari all’8% nel 2009, rappresenta infatti circa la metà (46%) del totale del mercato pubblicitario online a livello europeo. Al contrario, il display online – in linea con gli altri mezzi del display advertising – subirà un rallentamento in seguito a un calo del branding advertising e a tassi in diminuzione. In Europa, il display online registrerà un tasso di crescita medio pari allo 0,4%, con alcuni mercati – il Regno Unito in particolare – con tassi che sfiorano una crescita a doppia cifra. L’andamento dei Classified è bloccato tra due tendenze opposte: da un lato, la debolezza dei mercati immobiliare, automobilistico e del lavoro ha impattato sui ricavi; dall’altro lato, gli editori online stanno sottraendo profitti ai quotidiani, dal momento che gli annunci classified destinati alla carta stampata si sono spostati su Internet. In generale, il mercato dei classified perderà quota, attestandosi intorno al 4,7% nel 2009.
Al di là della congiuntura economica attuale, il display online è attualmente penalizzato da un eccesso di inventory e da una disomogeneità dei prezzi nei vari Paesi a parità d’offerta, ma detiene ancora un grande potenziale nel medio e lungo termine. La ricerca fornisce nuove prove di come il display contribuisca alla forza di un brand “fino all’ultimo click” e di come si possa pianificare efficacemente in combinazione con il search; le grandi categorie come i FMCG (Fast Moving Consumer Goods) non hanno ancora abbracciato completamente il display online; i format emergenti, una volta decollati, offriranno nuove opportunità per l’engagement di un brand; infine, nuove tecniche come il behavioural targeting possono ottimizzare l’efficacia e l’accettabilità dei format display.
Format emergenti e utilizzo nella congiuntura economica attuale
Da un’indagine condotta a maggio 2009 da Screen Digest per IAB Europe e relativa ai principali investitori pubblicitari in Europa, è emerso che il 70% intende allocare più soldi all’advertising online per l’anno in corso, benché il budget complessivo dedicato alla spesa pubblicitaria sarà inferiore alla doppia cifra. L’indagine, inoltre, sottolinea come benché vi sia interesse per i nuovi format come social media, in-game e mobile advertising, nel breve termine la maggior parte degli inserzionisti e dei planner opteranno per i format già consolidati come il search, i banner “tradizionali” e i display video. Il search, in particolare, trarrà beneficio da questa tendenza grazie alla sua capacità di generare risultati misurabili sul breve periodo.
Il commento seguente riporta una risposta tipica degli intervistati: «Se ci riferiamo a un nuovo format che abbiamo già avuto modo di utilizzare con successo in passato, quest’anno tenderemo a investire di più sullo stesso. Se invece si tratta di un mezzo che non abbiamo ancora testato, non andremo certo a sperimentarlo in questo momento economico sfavorevole».
Mobile advertising in controtendenza
Il mobile advertising è il più avanzato tra i format emergenti inclusi nel Rapporto e, diversamente dagli altri mezzi considerati, quest’anno crescerà. Rispetto al display e al search, la piattaforma mobile porta con sé molte nuove opportunità, quali il location-based advertising e il social networking. I nuovi format sviluppati espressamente per il mobile stanno iniziando a farsi strada: si pensi, ad esempio, alle applicazioni sponsorizzate, scaricabili gratuitamente, per iPhone o altri smartphone, che consentono ai brand di entrare in contatto con gli utenti in modo rilevante e piacevole al contempo.
Il seguente commento, rilasciato da uno degli inserzionisti intervistati nell’ambito di questa ricerca, mette in evidenza il potenziale percepito del mobile advertising: «Il mobile ha registrato parecchie false partenze che hanno eroso la fiducia nel mezzo. Il 2009, tuttavia, potrebbe finalmente rappresentare l’anno della svolta, in quanto l’Internet mobile è diventato abbordabile e la qualità dei dispositivi ha raggiunto il livello necessario».
Alain Heureux, Presidente e CEO di IAB Europe, ha dichiarato: «Siamo molto orgogliosi di poter disporre, per la prima volta, di dati precisi e comparabili sulla base degli effettivi investimenti in advertising online sostenuti tra il 2006 e il 2008 nei 19 mercati europei rappresentati dalla nostra associazione. Inoltre, la nuova sezione del Rapporto AdEx dedicata alle proiezioni per il futuro consentirà ai nostri membri e a tutto il settore di avere una visione più chiara e completa della direzione che questo mercato prenderà nel medio termine».
Layla Pavone, Presidente IAB Italia, ha commentato: «Le performance positive del mercato italiano della pubblicità online per il 2009, in controtendenza rispetto alla crescita media europea del settore nonostante la congiuntura economica, testimonia un costante interesse per il mezzo Internet e le sue potenzialità per il business da parte degli investitori nel nostro Paese. Questo ci porta ad affrontare con ottimismo il 2010, fiduciosi che possa essere l’anno della ripresa di una crescita a doppia cifra anche per l’advertising digitale, come stimato dal Rapporto AdEx».
Fonte: Media Key; Ufficio stampa IAB ITALIA
mercoledì 1 luglio 2009
Un nuovo trend nei consumi. Dal possesso all’accesso
Uno dei trend di consumo più attivi e più caratterizzanti gli ultimi anni sta facendo registrare un’ulteriore, forte accelerazione. E’ la tendenza, davvero epocale, a sostituire il possesso con l’uso, l’acquisto con il noleggio, la proprietà con l’accesso. Un orientamento che segna una vistosa presa di distanza dal feticismo dell’oggetto, dalla simbologia di status, dal possesso che fa aggio sulla funzione, dalla accumulazione compulsiva : i cardini cioè più inquietanti della società dei consumi. Addirittura da uno dei pilastri - la proprietà privata - su cui si fonda la società capitalistica. L’enorme contenzioso che esiste in Rete sul copyright è solo uno dei tanti indicatori in merito.
Uno switch che coinvolge praticamente tutte le merceologie, a cominciare dalla casa di proprietà ( un primato mondiale per il nostro Paese). Che senso ha, si chiedono in molti, in una società largamente precaria e nomade, doversi indebitare per decenni, limitarsi per qualsiasi altra spesa senza inoltre poter pianificare il proprio futuro? Ma non è soltanto l’aspetto economico a segnare la presa di distanza dall’acquisto, dalla proprietà. Sono tanti infatti i motivi a sostegno di questa tendenza : possedere, per molti, ormai comporta solo fastidi, carico fiscale, problemi continui di gestione e manutenzione. La mitologia della seconda casa - un altro primato nazionale, una caratteristica tutta italiana, occupata per poche settimane l’anno e responsabile della cementificazione e devastazione delle zone più belle del Paese - è in fase di ridimensionamento.
In questo caso poi il raffronto dei prezzi con le alternative possibili dissuade da qualsiasi velleità proprietaria. Sempre più spesso si opta per altre tipologie di recettività o di vacanza - dall’agriturismo alla roulotte, a viaggi lontani con i voli low cost - che mettono al riparo dagli inconvenienti a cui abbiamo fatto riferimento. Anche per l’auto, uno dei prodotti totemici degli italiani, è in continua ascesa il numero di coloro che rinunciano al possesso - un comportamento inimmaginabile in passato - per noleggiarla poi ripetutamente nel corso dell’anno.
Per le imbarcazioni (questa volta però limitatamente ad un uso vacanziero) è un trend in atto da tempo. I super ricchi hanno aerei e yacht in proprietà e il lusso di equipaggi e personale che si occupa poi della manutenzione, un lusso paradossalmente accessibile a chiunque si rivolge ad un charter o compera un biglietto aereo. Si noleggia praticamente tutto : il vestito per il matrimonio e il pesaneonati quando arriva un figlio, l’abito da cerimonia e un quadro importante, le piante fiorite e un servizio di catering, la macchinetta per l’aereosol e il tapis roulant per far ginnastica in casa. Sempre più va diffondendosi la convinzione che comperare un prodotto, quando deve ballare un sola estate, non abbia molto senso : inoltre gli oggetti in proprietà si usurano, divengono rapidamente obsoleti, fuori moda. Se un oggetto in uso ha difficoltà di funzionamento viene sostituito in tempo reale senza aggravio di costi. Non è certamente ininfluente, inoltre, l’aver sotto gli occhi ogni giorno una quantità di acquisti inutilizzati che occupano spazio e che creano anche sensi di colpa per aver sperperato denaro. Proprietà con tutto quel plesso di pratiche legali, incombenze amministrative e fiscali, tempo e spazio per custodirla che diviene pesantezza. A cui si contrappone la gioiosa leggerezza che deriva dal godimento temporaneo di oggetti.
Progetto Host 2009
Progetto Host 2009 per SPM. Brand Appeal studia un progetto di allestimento per 150 mq di stand all’interno della fiera di Milano che si terrà ad Ottobre. Obiettivo: ricreare aree tematiche legate alle diverse tipologie di prodotto che SPM propone ai suoi clienti, con un particolare riguardo al settore dell’Hotellerie. Hot, Frozen e Chillied saranno i temi delle diverse aree a tema.
HorizonsMedia
Be&Partners e un importante casa farmaceutica italiana, collaborano alla realizzazione di un progetto multimediale che vede coinvolta la divisione interna che si occupa di web strategy: HorizonsMedia. Il progetto punta a migliorare la conoscenza e l’utilizzo dei prodotti farmaceutici.
NotoriusAdv
Al via la realizzazione della campagna stampa per Maschio dei Cavalieri, pianificata per le testate più prestigiose nel settore Ho.Re.Ca.
Con il successo della campagna precedente, “All’origine della Passione”, ancora una volta questo spumante sarà protagonista di storie che si intrecciano tra le mura dei Grand Hotel più famosi d’Italia.…
TrendLounge
TrendLounge realizza il nuovo materiale comunicativo per la stagione AI 09-10 della linea Dodipetto e Mignolo, brand di abbigliamento per bambini dell’Azienda Miniconf Sr.l.
HorizonMedia
Al via lo studio di una strategia web marketing per Riunite&Civ, che recepisce l’importanza del progetto e ne sposa l’idea.
lunedì 25 maggio 2009
Murdoch studia micropagamenti per le news su internet

Dalle parole ai fatti. Un mese fa Rupert Murdoch aveva annunciato che l'era dell'informazione gratuita sul web era finita. Ora il magnate dell'impero multimediale NewsCorp, dal Wall Street Journal alla Fox News, dal Times di Londra a Sky, ha costituito un squadra di manager, da lui guidata, per mettere a punto una piattaforma che raccolga le notizie contenute nei suoi siti online, cui accedere con un sistema di micropagamaneti per ogni singolo articolo letto.
È quanto ha scritto il New York Post, altra testata della galassia Murdoch, secondo cui della squadra fa parte il figlio James, l'amministratore delegato di Dow Jones Les Hinton e da Jonathan Miller, quest'ultimo ex numero uno di Aol, ora responsabile delle operazioni digitali di NewsCorp.
Secondo le indiscrezioni l'obiettivo è creare un dispositivo 'proprietario' simile a 'Kindlè, il lettore elettronico di Amazon, che contenga le informazioni fornite dal Wall Street Journal e dal New York Post, e anche i prodotti delle divisioni cinematografica e televisiva di NewsCorp.
Così Murdoch ritiene di porre fine al processo di auto-cannibalizzazione che ha finora portato le grandi testate della carta stampata a farsi concorrenza gratis sul web. Finora infatti il teorema che la pubblicità online avrebbe ripagato gli introiti delle mancate vendite in edicola si è rivelata una chimera. Quando due anni fa il tycoon australiano naturalizzato cittadino Usa acquistò il Wall Street Journal aveva deciso di rendere completamente gratuito il sito web della bibbia della finanza, peraltro uno dei pochi a pagamento. Quando però capì, conti alla mano, che la mossa avrebbe portato in rosso il bilancio, fu costretto a una precipitosa marcia indietro. La controprova è fornita dal New York Times, la preda più ambita da Murdoch, che malgrado i 146 milioni di contatti nel 2008 non è riuscito a far fronte alle spese.
Murdoch è corso ai ripari anche attraverso un operazione di ricambio ai vertici dopo l'addio di Peter Chernin come numero due del gruppo: da Aol è arrivato Jonathan Miller come supervisore l'area dei media digitali. Tra l'altro è stato chiamato un veterano di Fox News, John Moody, a guidare una nuova divisione il cui obiettivo è incrementare l'utilizzo di articoli che possano essere utilizzati in contemporanea dalla setssa Fox, dal Wall Street Journal, fiore all'occhiello sul fornte della carta stampata, e del britannico Times.
Presentando i conti del trimestre Murdoch ha detto di non essere interessato a rafforzare ulteriormente il proprio impero con l'acquisizione di quotidiani. Il tycoon, che sembra così volere escludere l'interesse per il New York Times, in seria crisi economica, ha ribadito che il modello tradizionale di quotidiano «deve cambiare».
News Corp ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto pari a 2,73 miliardi di dollari, o 1,04 dollari per azione, in progresso rispetto ai 2,69 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente. Il giro d'affari si è attestato a 7,37 miliardi di dollari, al di sotto delle attese degli analisti, che prevedevano 7,65 miliardi. Anche per NewsCorp tagli di costi, senza escludere le tv del gruppo, per fare fronte al calo della pubblicità.
Le concorrenti Time Warner, Disney e Viacom hanno seguito la stessa strada e hanno operato una stretta dei costi oltre a tagli di posti. La controllata Sky Italia ha chiuso il terzo trimestre con un utile operativo pari a 63 milioni di dollari, in calo rispetto ai 97 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente.
Fonte: Il sole 24 ore
L’Adverstising risponde alla crisi

Il presidente di Assocomunicazione Diego Masi ci illustra come il mondo della pubblicità sta reagendo di fronte alla recessione in atto.
La crisi che ha travolto l'economia globale non ha lasciato indenne il mondo dell'advertising. Gli investimenti diminuiscono ed il mercato cambia. Televisione, radio e carta stampata sono ancora i mezzi preferiti ma i nuovi media, internet in particolare, stanno avanzando prepotentemente. In questo scenario di grandi mutamenti Upa e Assocomunicazione hanno organizzato il summit " Tutto cambia, cambiamo tutto" per capire come rendere la comunicazione un prodotto capace di rimettere in moto l'economia. Per saperne di più ne abbiamo parlato con Diego Masi, dallo scorso dicembre presidente di Assocomunicazione.
Dott. Masi, può anticiparci i temi e gli obiettivi che vi siete proposti con il convegno " Tutto cambia, cambiamo tutto"?
Questo summit arriva al momento opportuno perché siamo in una fase particolare ed occorre analizzare come sta cambiando e come cambierà il mondo della comunicazione.
L'obiettivo è fare il punto sulle situazioni che sono in stallo, Gli invitati sono persone che ci parleranno di esperienze innovative, soprattutto dall'est, senza dimenticare le problematiche dei media italiani. È vero che nei momenti di crisi si presentano grandi difficoltà, ma si aprono anche nuove prospettive. Quindi vogliamo presentare ai nostri associati tante potenzialità che si potrebbero sfruttare di più ed immaginare gli scenari della comunicazione post crisi.
Quali sono le principali differenze tra il mercato pubblicitario italiano e quello degli altri Paesi?
Rispetto all'estero, nel mercato italiano dell'advertising, c'è un maggior utilizzo dello strumento televisivo, un fenomeno storico che l'Italia ha sempre avuto e una certa arretratezza verso i nuovi media.
Uno dei temi del convegno sarà l'evoluzione della relazione tra impresa, marca e consumatore. Cosa può dirci in proposito alla luce dei cambiamenti economici in corso?
Con questo summit ci proponiamo una riflessione seria sulle necessità di cambiamento che i nostri settori dovranno avere alla luce della crisi economica. Siamo di fronte ad una crisi di sistema e non recessiva. Sono convinto, infatti, che terminata questa crisi le cose non torneranno come prima ma saranno notevolmente diverse. Stiamo andando verso cambiamenti energetici, finanziari e comunicazionali. I consumatori, ancor più di oggi, vorranno avere un'informazione seria invece di comunicazione slogan. Presto sarà messo in discussione il modello storico di decenni e decenni seguito ancora dalle agenzie di pubblicità.
Pubblicità e nuovi media: come sta cambiando il modo di comunicare in base ai trand attuali?
La tendenza di Internet è sotto gli occhi di tutti. Per nuovi media, infatti, intendiamo in particolare internet, il mobile, i telefoni. È un sistema di interattività che sta travolgendo il sistema di comunicazione. Per esempio, la comunicazione statica in futuro avrà sempre minore spazio. Ormai si cerca l'interazione, lo scambio, la risposta immediata. Un po' quello che capita attualmente con i siti, i blog, i forum e le chats.
I giovani già comunicano così ed il futuro sono loro. Siamo in una fase di transizione perché esistono ancora persone che usano poco la rete, ma le agenzie sono già orientate verso questo mondo.
Quali sono stati i media che hanno registrato il maggior sviluppo nell'anno appena trascorso?
Come sviluppo percentuale senz'altro internet. Però, nonostante questo grande incremento, si tratta di numeri ancora esigui rispetto agli investimenti verso i media tradizionali. La pubblicità in Italia è orientata al 55-60% verso la televisione, mentre internet attira appena il 2-3%.
Come valuta l'andamento del mercato pubblicitario negli ultimi mesi del 2008 e nei primi del 2009?
In discesa, le aziende risentono della crisi ed investono meno. Stanno cercando di capire come andranno i mercati il prossimo anno e quindi sono alla finestra. A mio avviso si tratta di un errore perché di fronte ad una crisi il tono di voce si abbassa e anche parlando piano si attira l'attenzione. Se io fossi un'azienda investirei nella share of voice, ovvero la quota di voce. Una quota di voce che normalmente sarebbe inascoltata in mezzo ai grandi investimenti, oggi avrebbe notevole risonanza. Se immaginiamo un collegamento tra quota di voce e quota di mercato, oggi le aziende hanno la possibilità di implementare la propria quota di mercato con investimenti minori rispetto al passato.
Alla luce delle nuove tecnologie che rivoluzionano quotidianamente il mercato della comunicazione, come immagina il mondo dell'advertising tra qualche anno?
Molto diverso da come è adesso. Diverso in particolare sui mezzi utilizzati: ci sarà un decremento delle televisioni ed un incremento dei mezzi interattivi, di internet e di ciò che passerà su internet. Per esempio la web-tv sarà uno strumento sempre più diffuso. Sul piano dell'offerta verrà premiata la multidisciplinarietà. Guadagneranno spazio quelle agenzie che saranno in grado di interpretare tutte le discipline che servono per dare risalto al cliente: pubblicità, promozioni, marketing digitale, ovvero tutte le forme di comunicazione.
Quali sono le principali novità che ha portato con la sua elezione in Assocomunicazione?
Ho introdotto tante innovazioni. La principale è la preparazione della legge sulle gare pubbliche. Finora le gare pubbliche nel nostro settore sono state gestite con la legge sui grandi appalti, Qui siamo di fronte ad un assurdo perché viene usata per una campagna di comunicazione la stessa legge prevista per l'appalto del ponte di Messina. Abbiamo commissionato un testo di legge per regolamentare la materia che stiamo cercando di far presentare in Parlamento. La risposta delle istituzioni è stata buona, si è capito che abbiamo bisogno di una normativa che disciplini esclusivamente il nostro settore.
Fonte: Assocomunicazione
Che tecnologia di social media dovreste scegliere? Dipende dai vostri obiettivi…
Torniamo ancora sul tema dei social media (ma di fatto anche del web in genere) per una riflessione semplice ma essenziale: che tecnologia scegliere.
La risposta è tanto semplice quanto poco considerata: dipende.
Dipende da che cosa?
a) Dai vostri clienti: se il vostro consumatore tipo è molto attivo sui forum è lì che dovete andare ad agire, se invece è un lettore di feed rss che non scrive mai nulla ma consulta molti siti dovrete dargli news e aggiornamenti. E così via.
b) Dai vostri obiettivi: se state facendo un progetto sul web dovete capire, sulla base di chi sono i vostri clienti, che potete pensare ragionevolmente di ottenere.
c) Dalla strategia che mettete in campo per raggiungere i vostri obiettivi.
Il percorso tipo delle aziende è invece quello di costruire i progetti attorno da una tecnologia, restandone poi prigioniera.
Inoltre sul web gli strumenti evolvono velocemente e passano, mentre le relazioni restano.
Tutte le tecnologie, secondo il noto ciclo di Hype, vivono un momento di euforia che poi porta ad una disillusion ed un assestamento, non bisogna quindi affidare solo agli strumenti lo sviluppo delle relazioni ma bisogna servirsi di essi per sviluppare reali e proficui rapporti.
Le relazioni, infatti, sono il nuovo vantaggio competitivo e saranno in grado di passare da una piattaforma all’altra traendo il meglio da ciascuna (ricordiamoci che il networking precede, in termini temporali, il web 2.0).
Fonte: Mymarketing.it
giovedì 26 marzo 2009
Twitter, l'anti-Facebook che piace tanto a Google

Ha per simbolo un uccellino, vuol dire "cinguettio": è un social network di sms, mail e messaggi. Dal 2006 ha messo insieme sei milioni di utenti.
Piace a Barack Obama, e a Britney Spears. Il presidente ci ha fatto campagna elettorale, lei l'ha usato per parlare di frullati e paparazzi. Entrambi sono stati ugualmente brevi: centoquaranta caratteri non uno di più. I loro messaggi sono passati sulla piattaforma di microblogging Twitter, dove tutto ruota attorno alla domanda: "Che stai facendo adesso?". Si risponde con sms, messaggeria istantanea, e-mail, feed RSS. Subito, sull'onda. "Utente cucina strepitosa torta di mele". Sei milioni di utenti registrati dal 2006 quando è nato. Facebook ha cercato di comprarlo, ora è Google che si fa avanti. Perché tanto interesse?
Mentre uno chef entusiasta del New Jersey infornava il suo dolce, dall'altro capo del mondo "utente in hotel Mumbai è sotto attacco terroristi". Ottanta messaggi ogni cinque secondisono partiti da testimoni dell'attentato nell'albergo indiano nel novembre scorso. Cronaca per istantanee, flash di informazioni, socialità e business, amicizia e politica. Durante il discorso di insediamento di Obama, con perfetto contrappasso mediatico, una ventina di senatori e oltre 60 deputati hanno digitato per fare i loro (non sempre elogiativi) commenti.
Ecco, in poche parole Twitter è molto. Un po' Facebook, ma più leggero e immediato. Spartano nella grafica come Google, ma adesso: non archivia notizie, le dà subito. È social network, mette in contatto. Ma anche microgiornalismo, haiku di articoli che possono persino cambiare il corso degli eventi. Come appunto a Mumbai, o a New York: "utente su aereo vittima di bird strike atterra sull'Hudson". 140 battute di testo per segnalare prima di chiunque altro l'inusitato ammaraggio.
Brevi cinguettìi nel coro informatico: questo significa twitter che ha come logo un uccellino. Versi di informazioni sul qui e ora nell'esatto qui e ora di tutti i "followers", gli interlocutori che ognuno può accettare di ascoltare (ma è possibile anche dialogare con tutti, senza restrizioni, un'eco pazzesca). Registrazione gratuita, poco altro da imparare per entrare nel concerto. Si pubblicano i twitt, frasi minimali(ste) su cosa si sta facendo in quell'esatto momento. Chi ha scelto di seguire legge, e risponde, e riceve, e rimanda in un'interminabile sequenza frazionata del tempo. Tutte le schegge di testo vengono pubblicate sulla Pubblic Timeline, dove ci sono i cinguettìi provenienti da ovunque, all'unisono.
Lo scopo. La socialità, la tracciabilità, l'iperconnessione. Il mezzo più breve per il flusso di coscienza internettiano, la geografia delle emozioni proprio in quell'unico transitorio istante che non tornerà più, la manìa del tempo reale. Chi twitta vuole iconizzare il proprio status, la propria attualità sincronica, anche quando informa su propri gusti e disponibilità economiche: "Utente compra scarpe da mille euro". Dal settembre 2007 a quello successivo Twitter è diventato il social network che ha registrato il più alto incremento di utenti (+600%) e di visitatori unici (+343%). È molto indietro rispetto ai big del genere, ma a febbraio Compete.com, misuratore di accessi web, nella sua classifica l'ha piazzato per terzo: davanti ha solo MySpace e al primo posto Facebook, il più popolare di tutti (ieri di nuovo attaccato da hacker, la quinta volta in una settimana).
A novembre FB ha provato a comprare Twitter per 500 milioni di dollari, ma l'Obvious Corp, la società di San Francisco che fa capo ai tre 30enni californiani (Jack Dorsey, Evan Williams, Biz Stone) che l'hanno creato, hanno detto no grazie: "Vogliamo mantenere la nostra indipendenza". Pare che in realtà il rifiuto sia stato dovuto alle modalità di pagamento: stock options FB, troppo volatili anche per i tre che hanno inventato lo svolazzante cinguettìo. Ma le trattative vanno avanti, e adesso anche rumors sull'interesse all'acquisto di Google. La disarmante facilità è una sua dote, e anche quell'intimità digitale che consente. Ma pure lo "stato d'ansia", altro significato di twitter, è interessante. Compulsivo desiderio della diretta, per dire i frammenti della vita in onda.
Fonte: La Repubblica
Il futuro della comunicazione? Integrata!

E’ fuori di dubbio. E’ altissima l’attenzione che le aziende della moda dedicano oggi alla comunicazione, al punto da surclassare, talvolta, la dedizione al prodotto. Estremizzando il concetto, tra un ottimo prodotto mal comunicato e un prodotto mediocre comunicato con grande enfasi mediatica, è certo che il secondo è vincente.
Grandi risorse ed energie vengono dunque incanalate per creare quell’ inquantificabile plus che sta intorno all’azienda ed alla sua offerta. Rincorrendo strategie diverse, sottili, osmotiche. Così, se prima era la pagina pubblicitaria sulla carta stampata il veicolo più gettonato per far conoscere un vestito o un accessorio, ora se ne sono aggiunti molti altri a contenderne il primato. E nessuno sostituisce i precedenti, anzi si aggiunge per una strategia di comunicazione che si fa sempre più complessa. Dal web a iniziative mirate con testate specialistiche, dall’organizzazione di eventi ai progetti di co-marketing, dalla presenza itinerante nei luoghi strategici per i target, all’ausilio delle community interattive.
Abbiamo voluto approfondire l’argomento intervistando – con 8 domande - alcuni autorevoli esponenti del mondo della comunicazione e della pubblicità. Ne è emerso un panorama complesso e con grandi potenzialità di evoluzione. Abbiamo chiesto l’opinione di esperti di agenzie di comunicazione: Tullio Marcati (Studio Marcati), Isabella Errani (Studio Errani), Lorenza Bassetti (Ad Mirabilia) e Andrea D’Amico (Attila&co); di centri media: Mariangela Bonatto di Carat Luxury e Laura Sibi di Mindshare e di aziende del settore: Luisa Bertoncello, AD di Flash & Partners e a Federica Fusco, responsabile marketing di FGF Industry.
Web versus Carta stampata
Bassetti: Le due realtà non sono in contrapposizione: la comunicazione cartacea delle aziende sempre più spesso rimanda ad un contatto sul web; interessanti a tal proposito gli esperimenti già realizzati, soprattutto negli Stati Uniti, di fornire delle chiavette per leggere codici a barre sulle pagine delle riviste e traghettare il lettore direttamente su un sito specifico.
La soluzione forse non ha avuto un grande sviluppo, ma testimonia comunque l’esigenza delle aziende di utilizzare i media classici per creare traffico sul web, dove è possibile creare una comunicazione aziendale o di prodotto più completa e interattiva.
Bertoncello: Oggi sul sito di un brand vengono fatti investimenti elevati. Il sito, se ben costruito e interattivo, permette di catturare utenti e di fidelizzarli: la comunicazione sul brand oggi è a 360°. L’investimento in pianificazione su siti editoriali è proficuo nel momento in cui si crea un vero legame tra questi e il sito del brand (banner con link di accesso, iniziative, concorsi, ecc).
Bonatto: La pubblicità sulle riviste cartacee è ora sempre più spesso finalizzata ad un impatto grafico forte, quasi tattile, con soluzione sofisticate, come ad esempio il groupage con inserti di pesante carta dorata. Gli investimenti delle aziende della moda sul web stanno invece aumentando, anche in canali diversi (vedi per esempio il profumo Get Together di Giorgio Armani lanciato su MSN Messenger lo scorso giugno), ma sono ancora lontani dalla possibilità di offuscare la carta stampata.
D’Amico: La pagina pubblicitaria tabellare sulla carta equivale ad un annuncio pubblicitario su internet; nel primo caso si cerca di acquisire posizioni di pregio all’interno di un periodico, mentre il web non ha limitazioni di spazi ed è bilaterale, consente cioè un dialogo tra marca e utente. Sono quindi veicoli sinergici.
Testate consumer versus testate business
Bassetti: Le riviste rivolte al trade sempre più spesso passano dalla raccolta di inserzioni pubblicitarie a progetti di marketing e co-marketing mirati alla distribuzione, come ad esempio l’organizzazione di incontri, la pubblicazione di monografie, la sponsorizzazione di eventi… possono quindi costituire un partner privilegiato per le aziende al fine di una più efficace comunicazione”.
Bertoncello: L’importanza delle testate consumer è scontata, ma le testate specializzate, soprattutto quelle rivolte al trade, sono da considerarsi sempre più importanti perché consentono di informare i buyer sui nuovi marchi da inserire in negozio.
Bonatto: Molto dipende dalla tipologia di prodotto e dal periodo dell’anno: è fuor di dubbio che se si vuole pubblicizzare un profumo, magari in periodo natalizio, si mira alla stampa generalista. La stampa business è un buon veicolo quando l’obiettivo è l’ampliamento distributivo di un brand.
Errani: A mio avviso l’unica discriminante è costituita dalla qualità della testata. Certo i generalisti hanno il vantaggio di creare comunque contatti con un numero molto più elevato di lettori.
Marcati: Diciamo che nel caso di testate italiane rivolte al trade, conosciute per la loro valenza e autorevolezza, i direttori esercitano un’influenza preponderante nelle decisioni dei clienti di usare tali mezzi, spesso per i rapporti personali che si creano.
Sibi: La scelta del tipo di testata è estremamente soggettiva, è difficile generalizzare. In ogni caso la complementarietà tra i due diversi canali è sempre più importante per l’efficacia della comunicazione.
Carta stampata: settimanali, mensili o quotidiani e i free-magazine?
Bassetti: Ogni tipo di magazine può risultare efficace: in certi casi è più rilevante la readership, in altri l’alta frequenza di uscite o, per contro, la lunga vita di un numero; ciò che conta sempre di più oggi è evitare l’effetto marmellata: un eccesso di foliazione di pagine pubblicitarie ne riduce infatti l’impatto. I free-magazine hanno un valore nella misura in cui interessano il pubblico. La loro quota di mercato è destinata ad aumentare, anche se forse il fatto che si tratti di riviste gratuite ne può abbreviare la vita rendendole più ‘usa e getta’ di altre….
Bertoncello: Settimanali e mensili rappresentano per noi una percentuale importante d’investimento, abbiamo invece utilizzato i quotidiani per il lancio di campagne d’impatto o nuovi progetti e sicuramente prevediamo di aumentare gli investimenti su questo tipo di media. Interessante e significativa l’evoluzione dei free-magazine. Ci investiremo di più, purchè siano in sintonia con l’immagine del marchio.
Marcati: A prescindere dalla tipologia – anche se oggi c’è un surplus - sottolineo il fatto dell’importanza della veridicità dei dati sulla diffusione.
Gli eventi mediatici?
Fusco: Perché un evento mediatico venga ricordato deve coinvolgere il più possibile gente della moda, dello spettacolo, della politica ed eventualmente dello sport, perché oggi i diversi settori “da cui provengono i personaggi pubblici” sono sempre più osmotici.
Errani: Credo che oggi un evento sia di successo solo quando è veramente coerente con il marchio. Il suo ricordo deve evocare immediatamente il mondo di riferimento del brand.
D’Amico: L’esperiential marketing è una strategia imprescindibile per gestire bene eventi, per realizzare operazioni che lascino un’impressione chiara e vivida della personalità del marchio, con un approccio emozionale, sensoriale, di forte coinvolgimento.
Marcati: L’evento mediatico ha senso se fatto alla grande, cioè potendo disporre di budget adeguati, ed in maniera creativa, altrimenti è meglio non farlo.
La pubblicità televisiva?
Bassetti: A volte la frequenza di passaggio tambureggiante degli spot risulta piuttosto irritante, inficiando l’efficacia del messaggio; è quindi necessaria una gran ricerca creativa per conquistare interesse e destare simpatia per il prodotto o la marca, un lusso che lo spettatore gradisce e premia.
Errani: E’ vero che la moda usa poco la TV, ma io credo che una TV più di qualità farebbe avvicinare molti brand del fashion alla pubblicità televisiva.
Fusco: La televisione è indubbiamente il mezzo che ti permette di arrivare prima di tutti gli altri direttamente al consumatore finale, ovviamente il cospicuo investimento che comporta ne costituisce un deterrente.
Marcati: Certo che la pubblicità televisiva è un mezzo molto importante, che raggiunge ogni target di persone e di età; si fa ricordare però solo se gli spot riescono a sintetizzare una storia, e in questo la colonna sonora ha un ruolo di rilievo.
Sibi: Il mezzo televisivo non viene generalmente utilizzato dal mondo fashion/luxury ad eccezione di profumi, cosmesi o gioielli in determinati periodi dell’anno, come Natale o S.Valentino. Non escludo che in un prossimo futuro le TV satellitari, con attività che vanno al di là dei 30” dello spot, possano diventare un mezzo di comunicazione ampiamente utilizzato anche dalle grandi firme.
Co-marketing e co-branding
Bertoncello: Ritengo siano operazioni dalle potenzialità interessanti e profittevoli; certo è necessario trovare il partner che sia in sintonia con il DNA del brand, al fine di costruire un progetto efficace.
D’Amico: Le iniziative di co-marketing e di co-branding, se ben condotte, possono portare innovazione in un mercato che ha già sperimentato quasi tutto.
Fusco: Si tratta di strategie che per essere utili e proficue, devono esser mirate ed attentamente selezionate.
Marcati: Io penso che si tratti di mezzi di diffusione importanti, anche se ci sono ancora remore al loro utilizzo perché è diffuso il timore che uno dei due marchi venga cannibalizzato dall’altro.
Bassetti: Sono indubbiamente strumenti utili se l’obiettivo è di rinforzare il posizionamento di un brand nella mente del consumatore, per realizzare cioè il classico “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Quando, al contrario, sono strumenti per fare della promozione ad un costo inferiore, i danni possono essere superiori ai vantaggi.
Marketing itinerante - guerrilla marketing
Bertoncello: Io penso che rappresentino il futuro delle strategie di marketing: se costruite in modo intelligente possono comunicare con un ottimo ritorno, anche con investimenti non considerevoli.
Bonatto: La comunicazione su territorio è generalmente legata a momenti particolari della vita del brand e risulta importante per creare un contatto con il consumatore. Anche se non necessariamente il singolo evento risulta memorabile, è importante che sia ben concatenato in un progetto di ampio respiro. In fondo è l’insieme di tante piccole azioni a generare una visibilità ampia.
Errani: Credo che il guerrilla marketing possa essere molto interessante per marchi di impronta street. Per altri generi può rappresentare un’opportunità emergente, a patto però di costruire situazioni che ben esaltino la qualità del marchio.
Comunità interattive
Bassetti: Credo che le communities interattive possano avere una valenza informativa di rilievo. E’ certo che stimolare un dibattito su prodotti di nicchia o su marchi dal vasto pubblico aspirazionale è più facile che per la maggior parte dei prodotti di largo consumo. Una marca di pasta, un dentifricio o un detersivo difficilmente possono diventare il collante per la creazione di una community appassionata. Si tratta di una sfida in più per le aziende, stimolante sul piano intellettuale e professionale.
Bonatto: Hanno una loro rilevanza soprattutto i business blog, le community gestite dalle aziende, che possono così sondare in tempo reale pareri positivi o negativi; è la parola che viaggia su una dimensione tecnologica, la visione individuale lascia spazio a messaggi collettivi che possono influenzare le strategie di un’azienda.
D’Amico: Le communities comprendono oggi 8 milioni di italiani, quanti gli abbonati Sky, e rappresentano dunque un mondo di riferimento da tenere in grande considerazione, vista anche l’attitudine all’interazione degli utenti presenti.
Errani: Sicuramente sono efficaci: Gant ha scelto come testimonial per l’ultima campagna Scott Schuman, il noto fashion blogger newyorkese, la cui creatura “The sartorialist” è ormai un fenomeno di costume trasversale. E’ questo un esempio di connubio riuscito tra moda e communities interattive.
Fusco: Dipende dal tipo di prodotto e dal target, ovviamente risultano più efficaci se focalizzate su prodotti fashion rivolti ad un pubblico giovane.
Fonte: Pambianco
I social network "oscurano" l' email

Due terzi degli utenti della rete sono membri di comunità online. Mentre la posta elettronica perde popolarità.
Che i social network più che essere un fenomeno stessero diventando «il fenomeno» della rete si era intuito ormai da tempo, tanto da far parlare gli esperti di «generazione Facebook» e teorizzare la nascita di un’altra identità per tutti coloro che comunicano e stringono amicizia utilizzando le pagine personali online. La rete di seconda generazione sta galoppando a una velocità impressionante e Facebook sta guidando la corsa che, inevitabilmente, va a scapito della vecchia mail, ormai considerata da molti superata e penalizzata dall’ingombrante fenomeno dello spamming.
I NUMERI DELL’UTENZA ONLINE - Le community dei social network hanno attratto nel 2008 globalmente il 67 per cento dei navigatori, contro al 61 per cento del 2007, con un incremento del 5,4 per cento in un solo anno. Lo rivela l'ultimo studio di Nielsen , che ha analizzato le abitudini online in nove Paesi, Italia compresa: nel corso dell’anno passato blog e social network hanno attirato un maggior numero di utenti rispetto alla mail e Facebook da solo viene visitato ogni mese da 3 persone ogni dieci utenti online.
I PAESI PIÙ IN CRESCITA - In Italia i social network hanno fatto un balzo del 9 per cento, con il doppio del tempo trascorso sui siti di seconda generazione rispetto al 2007. Il Paese che vanta invece la più alta penetrazione in assoluto è il Brasile, con l’80 per cento dell’utenza della rete che nel 2008 ha frequentato blog e siti come MySpace o Facebook e un minuto ogni quattro spesi online destinati alle applicazioni 2.0. Del resto la nazione sudamericana già nel 2007 vantava una percentuale altissima di visitatori di social network o blog (il 78 per cento).
Tra i Paesi in cui questo tipo di applicazioni web sono cresciute a ritmo più vertiginoso troviamo la Gran Bretagna, con il 69 per cento dei frequentatori della rete, un incremento rispetto al 2007 del 10,3 per cento e un minuto ogni sei trascorsi online destinato a siti del genere. Il tasso di crescita più alto è della Germania, con un balzo del 12,5 per cento in quanto a popolarità del social networking, nonostante in termini assoluti gli utenti tedeschi che si possono definire membri di comunità siano solo il 51 per cento dell’utenza del web. Il social networking sta diventando la quarta categoria più popolare online, preceduta dai motori di ricerca, i portali e i software e seguita dalla posta virtuale. Va segnalata infine l’importanza della telefonia mobile: in Inghilterra il 23 per cento degli abitanti approda a Facebook e simili direttamente dal cellulare.
Fonte: corriere della sera
Ma la pubblicità è una cosa seria

La pubblicità, si sa, è l'anima del commercio. Ma è anche l'anima dell'informazione, nel senso che rappresenta una risorsa fondamentale per tutti i media, vecchi e nuovi, di carta o elettronici. E se è vero che l´informazione a sua volta è l´anima della democrazia, perché alimenta la libertà d´opinione e il pluralismo delle idee, allora si può dire – senza che nessuno si scandalizzi più di tanto – che la pubblicità è in qualche modo anche l´anima della democrazia economica.
Dobbiamo esserne tutti consapevoli, produttori e destinatari dell´informazione, a cominciare proprio da noi giornalisti che invece abbiamo spesso la puzza sotto il naso nei confronti della pubblicità, quasi fosse un carico da sopportare, un ingombro, una zavorra. La verità è che i nostri giornali, come prodotto industriale a diffusione di massa, senza le pagine o le inserzioni pubblicitarie non si potrebbero stampare e comunque sarebbero brutti, meno ricchi e attraenti.
Ma devono saperlo anche i cittadini lettori e telespettatori, in un rapporto reciproco di trasparenza e correttezza, al di fuori di qualsiasi contaminazione che comprometterebbe altrimenti sia la credibilità dell´informazione sia l´efficacia della comunicazione pubblicitaria.
La pubblicità, insomma, è una cosa seria, troppo seria per lasciarla solo agli addetti ai lavori, ai convegni o ai dibattiti di categoria. Tanto più in un momento come questo, mentre la crisi globale minaccia l´economia internazionale, i consumi si riducono, la produzione cala e l´occupazione diminuisce. È confortante quindi che, proprio dal mondo pubblicitario, arrivi un segnale di fiducia come quello lanciato dagli "stati generali della comunicazione" che l´Upa (Utenti Pubblicità Associati) ha convocato nei giorni scorsi a Roma, per confrontarsi intorno al tema "Tutto cambia. Cambiamo tutto?".
Non è un caso che, insieme ai professionisti e ai tecnici del settore, vi abbiano partecipato i dirigenti di oltre 250 aziende italiane, in rappresentanza del 70-75% dell´investimento pubblicitario nazionale. A buon diritto, a conclusione dei lavori, il presidente dell´Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi ha potuto rivendicare perciò l´impegno a "rimettere in moto le idee", coniugando innovazione, trasparenza e responsabilità. Se la pubblicità è il volano dell´economia, è proprio da qui dunque che può partire la ripresa.
La sfida è duplice: per i comunicatori pubblicitari, perché devono sapere che, quando la crisi finirà, nulla sarà più come prima; per gli operatori dell´informazione, perché nell´era di Internet devono rinnovare rapidamente i loro prodotti all´insegna della multimedialità. All´uscita dalla recessione mondiale, il modello di sviluppo economico-sociale non potrà più essere imperniato verosimilmente sull´iperconsumismo, sui vecchi cardini dell´opulenza e dello spreco; ma piuttosto sulla qualità della vita, sul consumo responsabile, sulla difesa dell´ambiente e della salute, sull´uso delle fonti alternative e sul risparmio energetico.
D´altra parte, ogni forma di comunicazione dovrà integrare i codici e i linguaggi dei vari mezzi, per offrire un´informazione interattiva, on demand (a richiesta) e sempre più mobile.
La pubblicità non è un tabù, avevamo scritto qui appena qualche settimana fa. E ora il summit dell´Upa dimostra che davvero il totem si può abbattere. Si tratta, piuttosto, di regolare i flussi pubblicitari nella logica di un mercato equilibrato e moderno, contro i "cartelli", le rendite di posizione o le posizioni dominanti, nell´interesse innanzitutto del cittadino consumatore. La buona informazione ha bisogno di buona pubblicità e una società democratica ha bisogno di entrambe.
Fonte: la Repubblica
lunedì 16 marzo 2009
Quelli che il mercato..Oh yeah!

Li si è visti a livello planetario. Liberisti di ferro, indefessi sostenitori della deregulation e della necessità di sciogliere “lacci e lacciuoli” correre a piatire l’intervento dello Stato e - soprattutto - delle sue (capaci?) tasche per parare gli effetti nefandi della crisi finanziaria. Istituti bancari o fabbriche di automobili, in Europa o negli Usa: cambia poco o nulla.
E li si è visti a livello “micro”: tutti a elogiare il valore e i benefici della concorrenza, purché riguardasse gli altri. Anche qui, dai tassisti alla farmacie, dagli ordini professionali agli edicolanti, non c’è differenza.
Il mercato della comunicazione no. Ha sempre avuto poche regole. E ancor meno ne ha chieste. Competitività vera, nessuna rete di sicurezza. Ha sempre fatto da sé, quando la situazione era buona. E quando non lo era. Anche adesso, con visibilità zero sul futuro più prossimo, e concessionarie e centri media che stanno ancora lavorando sulle pianificazioni di dicembre. Altro che previsioni a tre mesi. Qui non si vede neanche a tre settimane. Forse a tre giorni. Ma ogni limite ha la sua pazienza, ricordava saggiamente il principe De Curtis. Passi non chiedere nulla allo Stato, ma qui si va un po’ oltre.
Una Finanziaria che taglia più del ragionevole i budget di comunicazione della P.A., che solo da qualche anno stava faticosamente avvicinandosi ai livelli di investimento dei paesi più avanzati.
E poi piccole e grandi punture di spillo, come quel bando pubblico che chiede quale gentile cadeaux uno studio di immagine coordinata, e si permette di essere schizzinoso nei confronti di chi tale regalo dovrebbe elargire. Per arrivare fino al caso-limite, al punto da determinare la reazione di AssoComunicazione, della gara con annessa assunzione di personale già in forza al committente. Portando il concetto al paradosso, vedremo forse un giorno Fiat bandire un nuovo modello di gara creativa tra le agenzie. Per portarsi a casa la realizzazione della campagna di brand, e 300 cassaintegrati del reparto Carrozzerie di Mirafiori.
Fonte: Pubblicità Italia
Guida all'uso di Google in 10 passi

Ogni giorno sei utenti su dieci trovano informazioni online grazie al suo aiuto. Tanto per i navigatori più esperti, quanto per quelli che muovono i primi passi, Google viene ormai percepito come una sorta di lampada di Aladino in grado di rispondere a tutti i nostri desideri e di orientarci nei meandri più oscuri della rete. Se il motore di Brin e Page è riuscito a imporsi su decine di concorrenti agguerriti è proprio grazie alla sua estrema semplicità e velocità di utilizzo. Eppure capita spesso di lanciare ricerche su ricerche senza arrivare al risultato sperato: questo perché il supermotore di Google ragiona pur sempre con la lingua - certo intelligente, ma a volte anche ottusa - degli algoritmi matematici.
I “TRUCCHI” - Esiste però tutta una serie di trucchi e suggerimenti, spesso sconosciuti ai più, che possono aiutare a farci comprendere meglio e a velocizzare le operazioni compiute più di frequente. È per questo che abbiamo deciso di raccogliere dieci consigli, individuati a partire dalle varie guide realizzate da Google , ma anche dai tanti trucchi condivisi in rete dagli utenti più esperti. Per semplificare il tutto ci siamo immedesimati in un utente che sta per acquistare un nuovo televisore, ma prima vuole informarsi sui vari modelli e prezzi in circolazione.
1 - IDEE CHIARE – Il successo di una ricerca dipende in larga parte dalla parola chiave inserita. È per questo che conviene evitare del tutto interrogazioni generiche come (televisore) per poi ritrovarsi con milioni di risultati non pertinenti. È sempre meglio utilizzare subito le parole chiave, aggiungendo termini che esplicitano il contesto di riferimento (ad esempio televisore plasm). Se poi conoscete già l'espressione esatta di ciò che state cercando, conviene sempre metterla tra virgolette “televisore al plasma 32 pollici” in modo da sfoltire i risultati non pertinenti. Questa regola vale a maggior ragione se state cercando una persona ("mario rossi" rispetto a mario rossi dà 400 mila risultati in meno). Le frasi esatte possono tornare utili anche per interrogazioni più complesse: digitando tra virgolette "meglio plasma o lcd" potrete trovare le risposte ricevute dagli utenti che avevano il vostro stesso dubbio. Ad ogni modo, non esagerate con frasi troppo lunghe: il motore considera fino a un massimo di 32 caratteri. Per quanto riguarda la scrittura e la punteggiatura, mettete pure da parte le principali regole ortografiche imparate a scuola. Per Google non c'è alcuna differenza tra maiuscolo e minuscolo: le ricerche Televisore LCD e televisore lcd danno un numero identico di risultati. Stesso discorso per la punteggiatura (l'algoritmo ignora del tutto punti, virgole e due punti) così come le espressioni comuni (congiunzioni, articoli).
2 – QUESTIONE DI LOGICA – Eppure anche Google ha una sua grammatica e punteggiatura: comprende cioè benissimo la lingua degli operatori logici [AND], [OR], [NOT], [+], [-], [..].
Il primo serve per legare tra loro due parole chiave: se ad esempio vi interessano solo gli schermi Lcd e lanciate la ricerca [televisore AND lcd] verranno restituiti solo i risultati in cui sono presenti entrambi i termini. Ultimamente Google ha inserito l’operatore [AND] di default su tutte le interrogazioni con più parole chiave: potete quindi evitare di utilizzarlo. Se invece volete escludere del tutto una parola chiave (come plasma) e includere tutto il resto (quelli Lcd, a tubo catodico, etc.), conviene digitare [televisore NOT plasma]: in questo modo saranno scartate tutte le pagine in cui compare la parola [plasma]. Se invece scrivete [televisore OR plasma] verranno visualizzate tutte le pagine in cui si parla di televisore e di plasma. A cosa serve? Può tornare utile per trovare [plasma] abbinato alla parola [schermo]. Gli operatori possono essere sostituiti anche con i simboli [+] (al posto di AND) e [-] (al posto di NOT). Altro operatore utile è [..]: nel caso in cui vi interessano solo gli schermi tra 32 e 50 pollici, potete inserire la query [lcd 32..50 pollici] e compariranno anche le pagine che parlano di televisori da 40 o 46 pollici. Questo operatore può essere utilizzato anche per ricerche limitate a un arco temporale (ad esempio [1980..1998]). Se proprio non avete voglia di ricordarvi tutti questi operatori, utilizzate il modulo di «Ricerca avanzata» in cui potrete definire le parole da includere/eliminare, il periodo di riferimento, la tipologia di file (solo .pdf o .ppt). Può capitare, inoltre, di voler restringere una ricerca ad alcuni domini particolari. Ad esempio, volete visualizzare tutte le recensioni del vostro modello di televisore preferito pubblicate su una rivista tecnica. In questo caso conviene ricorrere all’operatore [site]. Digitando [lcd site:punto-informatico.it] verranno forniti solo i risultati trovati sul sito di Punto Informatico. L’operatore [site] può essere utilizzato anche per limitare le ricerche ai singoli domini: [site:.edu] per i soli risultati delle università statunitensi; oppure [site:.it] per quelli italiani.
3– LINK PUBBLICITARI – In pochi ci fanno attenzione, ma spesso i primi risultati restituiti da Google non sono necessariamente i migliori: può capitare che siano invece collegamenti sponsorizzati. Cliccateli, quindi, solo se effettivamente vi interessano, altrimenti conviene arrivare al primo risultato «ufficiale» più in basso. Per riconoscere un collegamento sponsorizzato, oltre alla dicitura in grigio chiarissimo che compare in alto, basta dare un’occhiata al colore dello sfondo che è rosa invece di bianco.
4– RICERCHE SICURE – Safe Search è un altro strumento poco noto che può essere attivato dalla pagina di Ricerche Avanzate. Se selezionato, elimina tutti i risultati considerati «a luci rosse», secondo diversi livelli: [medio] non visualizza le immagini esplicite, ma non filtra i normali risultati web; [massimo] esclude tutti i risultati.
5 - DEFINIZIONI AL VOLO - Avete fatto ricerche in lungo e in largo per il web e ancora siete tormentati da dubbi atroci su quale sia la differenza tra un Plasma e un Lcd? Provate a usare la funzionalità [define]. In pochi la conoscono, ma può essere davvero un valido alleato. Basta lanciare una ricerca del tipo [define:lcd] per trovare tutte le definizioni disponibili online (su dizionari, enciclopedie e siti specializzati), con tanto di link diretto alla fonte. Da utilizzare come valida alternativa a Wikipedia per definizioni veloci di un acronimo o di un termine straniero.
6 - CALCOLI E CONVERSIONI – Google funziona anche da calcolatrice e convertitore di valuta. Se finalmente avete trovato il modello di schermo che più vi piace su un sito di e-commerce inglese e scoprite che costa 500 sterline, basta scrivere [500 pound in euro] per sapere subito a quanti euro corrisponde. Il convertitore funziona per diverse unità di misura: ad esempio dalle miglia ai metri o dalle ore ai secondi [3 ore in secondi]. Per calcolare la differenza di prezzo tra diversi modelli, potete usare la calcolatrice con simboli [+], [-], [*], [/]. Esempio: [678-643].
7 - COME SI SCRIVE IN INGLESE? - Google tende a dare maggiore visibilità ai risultati che sono nella stessa lingua dell’utente (fate attenzione che sia selezionato l’italiano nelle vostre impostazioni per avere risultati migliori). Se vi capita di trovare un risultato interessante in una lingua che proprio non conoscete, accanto al titolo comparirà [Traduci questa pagina]. Basta cliccare per avere all’istante una traduzione (molto imperfetta, a dire la verità) che aiuta se non altro a comprendere il senso generale. Sempre sul fronte lingue straniere, Google può essere un utile strumento per scoprire se un termine o un'espressione è corretta. Supponiamo che vogliate scrivere una mail (in inglese) al sito di e-commerce per avere maggiori informazioni sui tempi di consegna o la garanzia. Improvvisamente siete assaliti da un dubbio: si scrive [wich] o [which]? Basta dare un’occhiata al numero di risultati restituiti dalle due ricerche, per scoprire che il termine più utilizzato è il secondo. Anche qui, non si tratta di una regola sempre valida, ma può essere un metodo efficace per togliersi una perplessità al volo. Lo stesso vale anche per le espressioni più lunghe, come le formule di cortesia: se non siete sicuri su come si scriva correttamente basta inserirla tra virgolette [“I look forward to hearing from you”] e vedere il numero di risultati o il “Forse intendevi…” suggerito da Google.
8 - GIORNALI E BLOG – Google non è solo il motore di ricerca generico che ogni giorno interroghiamo. Da un po’ di tempo, nella pagina di ricerca (in alto a sinistra) compare un menu con le voci «News», «Blog», «Immagini», etc. Non si tratta di semplici sotto-motori di Google, ma veri e propri strumenti differenziati per ricerche più mirate. «News» ad esempio indicizza tutte le notizie dell’ultimo mese con una velocità di aggiornamento migliore rispetto a quella del motore generale; in più offre la possibilità di ordinare cronologicamente i risultati o di effettuare le ricerche per singole testate (ad esempio [televisore plasma site:corriere.it]). Se dovete acquistare un nuovo dispositivo, conviene sempre dare un’occhiata a quello che dicono i blog specializzati sul modello che più vi piace. Anche qui, basta ciccare sul menù «Blog» per accedere al motore specializzato per blog. Google conta decine di motori verticali, che spesso danno risultati molto più precisi: se cercate un libro meglio passare direttamente da Ricerca Libri (potrete anche leggerne brevi estratti), per un articolo scientifico Google Scholar.
9 - TOOLBAR – Piuttosto che digitare decine di volte al giorno [www.google.it] nella barra del browser o premere sul tasto «Home» (nel caso in cui l’abbiate impostato come pagina iniziale), conviene di gran lunga installare la toolbar di Google. In questo modo si ha sempre il campo di ricerca a portata di schermo. Consiglio: nelle preferenze della toolbar, selezionate la voce «apri in una scheda diversa» per evitare che i risultati vengano aperti nella stessa pagina che si sta visualizzando. La toolbar offre decine di altre funzionalità, come quella utilissima di traduzione. Basta attivarla e quando col mouse passate sopra una parola straniera comparirà al volo la traduzione in italiano.
10 - METEO, CINEMA, MUSICA – Volete sapere che tempo fa nella vostra città? Scrivete [weather roma] e Google visualizzerà subito le icone con le previsioni e le temperature dei prossimi tre giorni. Lo stesso vale per i fusi orari (ad esempio [time mumbai]). Altra funzionalità poco conosciuta è quella sulla programmazione dei cinema della vostra città. Scrivete [cinema milano] e comparirà subito la programmazione di tutte le sale cittadine. Se conoscete già il titolo del film che volete vedere, lanciate una ricerca [benjamin button Napoli] e Google vi dirà direttamente le sale e l’orario in cui è programmato. Se volete restringere solo i risultati all’ambito cinematografico, lanciate la ricerca [movie: Casablanca], così vi eviterete tutte le pagine che parlano della città marocchina. E così anche per la musica: digitando [music:U2] verranno visualizzati solo i risultati relativi alla band irlandese, organizzati in Artist, Album, Songs.
Fonte: Corriere della Sera
La carica degli ultracentenari

Persino gli anniversari si piegano alla logica del marketing. Lo ha fatto vedere Coca-Cola alla fine dello scorso anno, celebrando con uno spot i suoi 122 anni di storia. E lo ribadisce Barilla, che proprio in questi giorni è on air con una campagna istituzionale che sottolinea i 132 anni del marchio.
Perché celebrare i 132 e non i 135, cifra tonda? Perché in un momento di congiuntura negativa e di disorientamento del consumatore è bene poggiare su basi solide.
Storia vuol dire tradizione. Tradizione vuoi dire solidità. Solidità vuol dire aver resistito a tutti i capricci del mercato per poter dire a tutti: tranquilli, un futuro di ripresa è possibile.
La campagna di Aldo Cemuto e Roberto Pizzigoni di Young&Rubicam, infatti, rassicura gli acquirenti con l'immagine del fondatore, un papà buono e sognatore che risponde a tutti gli stilemi della comunicazione Barilla: la famiglia, i valori, la semplicità. Non manca nemmeno l'immagine della contadinella fine Ottocento (visibile nel filmato da 132 secondi), che con la sua fascina di grano in braccio rischia però di citare il marchio della pasta De Cecco.
Il nuovo spot Barilla è ben più sobrio rispetto alla campagna realizzata nel 2002 per il 125˚ anniversario: non è stato girato da Wim Wenders o sceneggiata da Alessandro Baricco, ma a firmare le musiche c'è Ferdinando Amò, l'autore della colonna sonora che accompagna la «storia liquida» con cui Fratelli Branca Distillerie sta attualmente raccontando ai consumatori i suoi 163 anni di Fernet. Lo spot Jwt lo fa a modo suo: ispirandosi alla pubblicità con la plastilina animata che caratterizzò i caroselli degli anni Sessanta, riprendendo il jingle del maestro Godi e il pay-off storico «Sopra Tutto...Fernet Branca». Un suono familiare e sereno quanto il Mulino Bianco, di cui si aspetta a breve il ritorno in pubblicità.
Fonte: Economy
Thru The Line

Tutti sanno che il livello delle acque si sta alzando a causa del cambiamento climatico, ma come sensibilizzare l'opinione pubblica sulle sue conseguenze anche se a migliaia di chilometri da qui? Questa è la domanda alla quale il progetto inglese Watermarks tenta di rispondere con proiezioni luminose in pieno centro di Bristol.
I dati sull'innalzamento del livello delle acque vengono, infatti, proiettati sulle facciate di numerosi edifici della città, un'iniziativa a basso costo di realizzazione e facilmente replicabile, ma di altissimo impatto comunicativo.
Fonte: Economy
Videogame e social network buoni per il marketing

“Attualmente in un'abitazione su quattro c’è una Playstation 3”, ha affermato il general manager di Sony Computer, Gaetano Ruvolo, “ uno strumento che non viene usato solo per i videogiochi, ma che è aperto al mondo web, diventando anche social network aziendale. Playstation 3 ha oltre 20 milioni di utenti iscritti in tutto il mondo e per questo abbiamo voluto saperne di più su chi frequenta i social network e capire quali iniziative si possono intraprendere con i videogiochi, che possono essere di marketing, ma anche offrire la possibilità ad organizzazioni non governative di raccogliere fondi, fino alla possibilità di trovare lavoro”.
Secondo la ricerca gli utenti di web 2.0 sono consumatori di esperienze, relazioni, strumenti e contenuti culturali, portatori di competenze acquisibili attraverso il gioco e spendibili nel mondo del lavoro, e anche “allenati” alla collaborazione.
“La ricchezza dell'indagine”, ha affermato il preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, Mario Morcellini, “riguarda l'opportunità di osservare fenomeni e comportamenti che ora appaiono di nicchia, ma che mostrano potenzialità per espandersi come standard per i prossimi usi sociali e imprenditoriali delle tecnologie di rete”.
I risultati completi della ricerca saranno presentati a giugno, anche se, come ha spiegato la coordinatrice del gruppo di ricerca Paola Panarese, “da un primo censimento dei punti dei game e sociaI network, è evidente che l'Italia è ancora indietro nella sperimentazione legata al gioco come strumento di relazione”. Per il preside della Facoltà di sociologia dell'Università Federico II di Napoli, Gianfranco Perchinenda, “la nostra è una società dove il videogioco non solo è penetrato ma diffonde la cultura della simulazione.
Con il videogioco, abbiamo un determinismo ludico, dove le ultime generazioni sono a cavallo tra il dentro e il fuori del gioco. Inoltre, questo, comporta un capovolgimento generazionale delle gerarchie. Per ora vige un preoccupante disinteresse del videogioco come strumento sociale”.
Fonte: Italia Oggi
giovedì 26 febbraio 2009
Piano marketing anti-crisi
La seguente checklist per sviluppare dei piani di marketing in periodi di recessione, fu redatta dalla American Association of Advertising Agencies per affrontare la crisi del 1990.
Fase I: Valutazione dei fattori esterni
• Timing (tempistica): Quando si prevede che la recessione inizi e finisca? Quanto tempo ci vorrà per il recupero.
• Impatto sull’industria: Fino ad adesso l’industria/azienda, durante un periodo di crisi, ha avuto un ruolo di leader o da gregario? Quanto sono state colpite dalle recessioni passate, in paragone alle loro concorrenti?
• Tecnologia: Storicamente, che rapporto ha l’industria con i nuovi sviluppi della tecnologia? Possono l’azienda o i suoi competitors guadagnarsi un vantaggio a lungo termine se enfatizzano l’R&D durante la recessione?
• Concorrenza: Come hanno reagito i concorrenti nelle precedenti recessioni? Considerando i loro punti di forza e di debolezza, come reagiranno nelle recessioni future? Come può l’azienda rispondere al meglio alle probabili mosse dei suoi concorrenti?
• I consumatori: in che modo i cambieranno le loro abitudini di acquisto, per adeguarsi al periodo di crisi? Fino a che punto sono disposti a scendere nella scala del consumo, posporre acquisti, negoziare per delle concessioni o cercare dei fornitori meno cari?
• I segmenti di mercato: Come cambierà la domanda in tutti i segmenti di mercato? Per esempio, quali segmenti sono più (o meno) sensibili al prezzo, o quali con più probabilità decideranno di tagliare sugli optional. In ultima istanza, c’è qualcuno che è più propenso a essere profittevole in recessione?
• Valore: Come fanno i consumatori a stabilire il valore di un’azienda? In che modo si può esaltare il valore senza incrementare i costi e senza rischiare di danneggiare l’immagine del brand e dell’azienda.
Fase II: Valutazione dei fattori interni
• Risorse finanziarie: Quali sono le risorse e le debolezze finanziarie dell’azienda,
come margini di profitto, liquidità, accesso al capitale, e costi di gestione? Come è
possibile gestirli in maniera più efficace, in modo da minimizzare l’impatto della
recessione? Come si può investire le risorse finanziarie per fare leva sulla futura
posizione di mercato (per esempio per la pubblicità, aumentare le quote di mercato,
mentre i concorrenti decurtano i budget)?
• Risorse umane: Quanto sono critici i dipendenti nei confronti dei successi
dell’azienda? Le loro capacità (o la mancanza di esse) aumentano l’attrattiva di
alcune alternative strategiche connesse ad altre prospettive? Quale attenzione dà
l’azienda alla sua forza lavoro? Quanto è difficile espandere o contrarre la forza
lavoro secondo le fluttuazioni della domanda?
• Risorse fisiche: Quanto sarebbe difficile espandere o contrarre la gestione
aziendale, sempre che questo sia necessario? Per esempio se si sceglie una
strategia di crescita delle quote di mercato, potranno la fabbrica e le attrezzature
essere all’altezza per soddisfare la domanda sia durante che dopo la recessione?
Fase III: determinazione della strategia
• Atteggiamento: Tenendo ferme le indicazioni precedenti e gli obiettivi aziendali, gli
affari prenderanno un piega offensiva, in modo da poter sfruttare le opportunità e prendere vantaggio sui concorrenti vulnerabili, o piuttosto un atteggiamento difensivo lottando per la sopravvivenza?
• Opzione offensiva: Se si sceglie un atteggiamento offensivo, quali opzioni presentano le migliori opportunità: aggiungere quote di mercato, innovare, attrarre
nuovi segmenti di mercato, diversificare le offerte di prodotto, accrescere la propria
reputazione per la qualità e il servizio?
• Opzioni difensive: Se viene scelto un atteggiamento difensivo, quali opzioni
soddisferanno al meglio gli obiettivi a breve termine dell’azienda: taglio dei prezzi per mantenere i volumi, oppure un taglio dei costi per mantenere i margini?
Fase IV: Revisione e controllo
• Relazioni: Come cambieranno le relazioni con i clienti, distributori, impiegati, fornitori e con gli altri componenti durante la recessione? Ci sono dei modi per monitorare questi cambiamenti, cosa si può fare per risollevare le relazioni che nel frattempo si sono indebolite?
• Controllo dei danni: Le strategie di marketing implementate hanno raggiunto gli
obiettivi a breve termine? Se non l’hanno fatto, è possibile modificare i piani?
• Posizione per il futuro: I piani di marketing implementati hanno raggiunto gli obiettivi a lungo termine, dando la possibilità all’azienda di crescere e prosperare dopo la recessione? Se non l’hanno fatto, quali sono le modifiche più fattibili al piano?
• Responsabilità: Chi deve monitorare l’implementazione e il successo del piano di
marketing per la recessione?
Fonte:Assocomunicazione
Il Marketing in periodo di crisi
Qui di seguito alcune case-history tratte dal sito della EACA, European Association of Communication Agencies.
Millward Brown (www.millwardbrown.com) spiega come tagliare il budget può causare una riduzione del “legame” che il consumatore ha nei confronti della marca. Se la cessazione di comunicazione è superiore ai sei mesi ne soffriranno soprattutto il consumo e l’immagine del brand, due elementi cruciali che concorrono a determinare il legame tra il consumatore e la marca stessa.
Questo è stato particolarmente vero in settori merceologici particolarmente sensibili al prezzo. Questa situazione si potrebbe accentuare maggiormente proprio in questa crisi, dove il passaparola online e offline amplifica la visuale sulle marche da parte del consumatore in maniera più veloce che nelle recessioni precedenti.
Data2Decisions, un’azienda di consulenza su modelli econometrici, ha fornito delle prove sull’effetto intervallo-di tempo. Gli effetti a lungo termine della pubblicità sono tipicamente più lunghi di quelli a breve termine.
Nel periodo in cui si incorre in un taglio di budget, la marca continuerà a beneficiare degli influssi positivi degli anni precedenti, inducendo a un pericoloso errore di valutazione sulla profittabilità a breve termine. Tuttavia, gli effetti dannosi di questa politica economica si ripercuoteranno per molti anni a venire sull’azienda. Deviare il budget di comunicazione su promozioni a breve termine basate sul prezzo, generalmente danneggia i valori della marca e potrebbe anche risultare poco profittevole.
Malik PIMS ha un database che raccoglie gli indicatori di performance economici di più di 1000 aziende, lungo un periodo di parecchi anni. Egli dimostra come la politica vincente in un periodo di crisi economica è quella di incrementare, non decrementare, lo sforzo di marketing.
L’aumentata share of voice porta a un incremento della preferenza da parte dei consumatori, e quindi in un aumento delle vendite e della profittabilità nel periodo post crisi.
La recessione consente di avere una finestra di opportunità per un incremento di
quote di mercato a basso costo per quei brand che incrementano i loro investimenti
durante un periodo di crisi.
Il risultato a breve termine del taglio delle spese sembra al primo momento attraente, mentre in realtà sta soltanto mascherando il considerevole danno che si sta creando sui guadagni a lungo termine.
Effetti da “taglio budget”
Paul Dyson – fondatore della D2D Limited, un’agenzia indipendente di analisi e creazioni di modelli – ha analizzato una serie di studi dai quali emerge l’idea che mantenere il budget pubblicitario durante un periodo di crisi dà giovamento ai brand in questione. Il messaggio è chiaro: le marche che hanno mantenuto i loro budget durante una recessione ne sono venute fuori fortificate e con maggiori guadagni di coloro che invece hanno tagliato la spesa. Alcuni di questi studi hanno evidenziato come addirittura in alcuni casi i benefici si siano visti a recessione finita, anche nei due o tre anni successivi.
- Roland Vaile 1923, studio su 200 aziende, risultato: incrementi di vendita maggiori per coloro che hanno speso di più in comunicazione
- Buchen Advertising 1947, comparazione tra Advertising e trend di vendita, risultato: le aziende che hanno tagliato la spesa in comunicazione hanno perso quote e hanno continuato a soffrire anche a recessione finita
- McGraw-Hill 1981-1982, comparazione tra Advertising e trend di vendita, risultato: vendite/guadagni mantenuti/aumentati sia durante la recessione che negli anni seguenti, per tutti colori che hanno mantenuto intatti gli investimenti
- Pims 2002, comparazione tra Advertising e trend di vendita, risultato: tutti coloro che hanno mantenuto invariata la spesa pubblicitaria durante il periodo dicrisi, hanno avuto un incremento doppio rispetto a coloro che hanno tagliato il marketing.
A questo bisogna anche aggiungere altri elementi di natura più soggettiva: in una recessione, i consumatori tendono a ritenere più sicuri e aspirazionali i marchi più pubblicizzati.
Ovviamente questo ci fa capire che il successo non è determinato solamente dal coraggio di mantenere il proprio budget anche in un periodo di crisi, è per forza necessario che almeno alcuni dei competitors non siano altrettanto coraggiosi.
Ci sono dei fattori aggiuntivi che operano durante le recessioni. Innanzitutto, i costi della pubblicità (specialmente quella televisiva) si abbassano a causa del calo della domanda. Così con lo stesso investimento si ottiene di più.
I consumatori a loro volta riducono le spese stando così di più a casa, quindi l’audience televisiva è più alta. Questo trend permette agli utenti più coraggiosi di ottenere di più con lo stesso budget.
Tuttavia, questo non spiega come mai i brand che continuano a fare comunicazione durante la recessione, ne beneficiano per molto tempo anche in seguito.
I concorrenti, a crisi finita, riprendono ad investire abbastanza velocemente, soprattutto se hanno perso quote di mercato durante la recessione. Il primo pensiero è che si debba ristabilire a breve la situazione pre-crisi, ma la storia dimostra che questo non avviene, almeno nell’immediato. Il motivo per cui non si ritorna subito alla situazione precedente è legato agli effetti a lungo termine della pubblicità.
Sfortunatamente non c’è nessun modo convenuto di calcolare direttamente i benefici a lungo-termine della pubblicità.
Studi provano che il ritorno a lungo termine può essere anche quattro volte superiore di quello a breve termine.
A seguito di un taglio di budget, un brand continuerà a beneficiare dagli investimenti di marketing fatti negli anni precedenti. Questo mitigherà gli effetti a breve termine del taglio e risulterà essere pericolosamente fuorviante per l’incremento a breve termine.
Ma il danno maggiore lo riceverà la profittabilità a lungo termine, che all’inizio non verrà notato. Questo dimostra che l’effetto a lungo termine della pubblicità (che spesso comprende fino all’80% dell’effetto totale della spesa pubblicitaria) e la sua durata, possono essere un fattore determinante delle vendite non solo durante la recessione stessa, ma anche per un po’ di tempo dopo.
Ci vogliono tre o quattro anni per ritornare al livelli di vendita pre-taglio, e anche nel caso di un taglio del 50% per un anno ci vogliono comunque almeno due anni per recuperare il terreno perso.
Questa è una delle possibili spiegazioni su perché i brand che non tagliano in comunicazione durante una recessione, sembrano giovarne anche tre anni dopo la fine della crisi: i brand concorrenti che hanno ridotto le spese impiegheranno del tempo per ritornare al livello precedente.
La cosa critica è che dovrebbe far riflettere maggiormente è che l’incremento di spesa richiesto per ritornare entro un anno al livello di vendite pre-crisi, è di circa il 60% in più rispetto alla cifra risparmiata tagliando la spesa in comunicazione. E tutto ciò, tenendo fermo il presupposto che i consumatori si possano riconquistare facilmente, cosa che non è sempre vero. Da un punto di vista finanziario l’unica giustificazione per tagliare la spesa pubblicitaria è l’eventuale bisogno di liquidità.
Altrimenti, le cifre non tornano.
Fonte: Assocomunicazione
venerdì 13 febbraio 2009
AUDIPRESS, SALTANO I DATI AUTUNNALI: DAL 2009 SI RILEVA LA LETTURA STAMPA-WEB

Mentre si lavora al nuovo impianto, che vedrà la luce nel 2010, si è deciso di non pubblicare i dati dell'autunno 2008.
Novità per Audipress. La ricerca sui lettorati della stampa, infatti, sarà sospesa per tutto il 2009, dopo i risultati sorpendenti della rilevazione autunnale 2008 (che avrebbero dovuto essere pubblicati in questi giorni, e che invece saranno sospesi), che per la prima volta introduceva nuove sezioni di ricerca, volte a valutare da un lato la correlazione tra lettura su carta e su web e dall’altro il vissuto dei lettori nei confronti delle testate lette.
Sembra che proprio le risposte date su questi temi dai lettori intervistati abbia suggerito che è venuto il momento di ripensare completamente Audipress, tenendo in considerazione un mondo dove il lettoratto è diventato multimediale. "La sperimentazione - afferma infatti un comunicato di Audipress - ha fornito spunti molto utili che suggeriscono lo studio di una significativa evoluzione dell’indagine di lettura della stampa in Italia.
Di conseguenza, il cda di Audipress, riunitosi in data 27 Gennaio 2009 sotto la guida del presidente Vincenzo Vitelli, ha deliberato di avviare lo studio e la definizione di un nuovo modello di indagine, basato sugli elementi scaturiti dalla sperimentazione realizzata nell’autunno 2008 e tenendo conto dei cambiamenti strutturali del mondo della comunicazione intervenuti negli ultimi anni". Ma c'è di più. "I dati rilevati con la nuova metodologia - prosegue il comunicato - non sono confrontabili con i precedenti, e conseguentemente il consiglio ha deciso di non dare luogo alla pubblicazione dei dati dell’indagine sperimentale autunno 2008". Il comitato tecnico di Audipress verrà a breve incaricato di analizzare i risultati della recente sperimentazione e definire la nuova metodologia di indagine di lettura che vedrà la luce nel corso del 2009.
I risultati saranno quindi diffusi presumibilmente non prima del 2010. Inoltre, il consiglio ha deliberato di promuovere incontri operativi con gli operatori della comunicazione, per informarli delle linee guida della nuova indagine al fine di ottimizzarne l’utilizzo e rispondere in pieno alle esigenze del settore.
Fonte: Pubblicità Italia
OGGI SI PARLA DI... SHOP SHARING!!!

Nella stessa direzione i dati di Kinetic, secondo cui il modello «in store» cresce del 20-30% in media ogni anno, con picchi del 70-80% in relazione alle nuove strutture con un valore commerciale dell’intero comparto pari a circa un miliardo di euro.
L’ultimo trend in tema di Marketing Shopper è il “Temporary” Shop Sharing. Come se non bastasse l’idea di un negozio con “scadenza mensile”, ecco che arriva il negozio “in multiproprietà”!!!
“Shop Sharing” non è da intendersi letteralmente come condivisione del negozio, quanto più come un’alternanza di diverse marche all'interno del medesimo spazio espositivo, posizionato in una location strategica, di solito centrale e facilmente raggiungibile. Ciascuno dei Brand “multiproprietari” gestisce e organizza il negozio secondo la propria strategia di shopper marketing per il periodo di un mese, passando poi il testimone all’azienda successiva.
Stravolgendo il concetto di fiducia legata al negozio abituale, lo Shop Sharing conquista il consumatore perché ne attira la curiosità offrendogli ogni mese qualcosa che lo sorprenda.
Molteplici i vantaggi offerti da questi negozi pro tempore: possibilità di usufruire di un luogo strategico ad alta visibilità ma con un notevole abbattimento dei costi dovuto alla temporaneità e senza dover per questo compromettere la personalizzazione dello store che resta assolutamente distintivo del proprio Brand e, se accompagnato dalla giusta campagna di comunicazione, non rischia di creare confusione tra le marche.
L’interesse per questo tipo di attività sta crescendo in Italia, sia da parte di aziende che, vendendo abitualmente attraverso la grande distribuzione, hanno finalmente un’occasione di contatto diretto col consumatore, sia da parte dei grandi Brand retail che ne riconoscono l’opportunità strategica per lanciare un prodotto o un servizio nuovo, o semplicemente per dare un tocco di distinzione e innovazione alla loro immagine.
Fonte: mymarketing