
Dalle parole ai fatti. Un mese fa Rupert Murdoch aveva annunciato che l'era dell'informazione gratuita sul web era finita. Ora il magnate dell'impero multimediale NewsCorp, dal Wall Street Journal alla Fox News, dal Times di Londra a Sky, ha costituito un squadra di manager, da lui guidata, per mettere a punto una piattaforma che raccolga le notizie contenute nei suoi siti online, cui accedere con un sistema di micropagamaneti per ogni singolo articolo letto.
È quanto ha scritto il New York Post, altra testata della galassia Murdoch, secondo cui della squadra fa parte il figlio James, l'amministratore delegato di Dow Jones Les Hinton e da Jonathan Miller, quest'ultimo ex numero uno di Aol, ora responsabile delle operazioni digitali di NewsCorp.
Secondo le indiscrezioni l'obiettivo è creare un dispositivo 'proprietario' simile a 'Kindlè, il lettore elettronico di Amazon, che contenga le informazioni fornite dal Wall Street Journal e dal New York Post, e anche i prodotti delle divisioni cinematografica e televisiva di NewsCorp.
Così Murdoch ritiene di porre fine al processo di auto-cannibalizzazione che ha finora portato le grandi testate della carta stampata a farsi concorrenza gratis sul web. Finora infatti il teorema che la pubblicità online avrebbe ripagato gli introiti delle mancate vendite in edicola si è rivelata una chimera. Quando due anni fa il tycoon australiano naturalizzato cittadino Usa acquistò il Wall Street Journal aveva deciso di rendere completamente gratuito il sito web della bibbia della finanza, peraltro uno dei pochi a pagamento. Quando però capì, conti alla mano, che la mossa avrebbe portato in rosso il bilancio, fu costretto a una precipitosa marcia indietro. La controprova è fornita dal New York Times, la preda più ambita da Murdoch, che malgrado i 146 milioni di contatti nel 2008 non è riuscito a far fronte alle spese.
Murdoch è corso ai ripari anche attraverso un operazione di ricambio ai vertici dopo l'addio di Peter Chernin come numero due del gruppo: da Aol è arrivato Jonathan Miller come supervisore l'area dei media digitali. Tra l'altro è stato chiamato un veterano di Fox News, John Moody, a guidare una nuova divisione il cui obiettivo è incrementare l'utilizzo di articoli che possano essere utilizzati in contemporanea dalla setssa Fox, dal Wall Street Journal, fiore all'occhiello sul fornte della carta stampata, e del britannico Times.
Presentando i conti del trimestre Murdoch ha detto di non essere interessato a rafforzare ulteriormente il proprio impero con l'acquisizione di quotidiani. Il tycoon, che sembra così volere escludere l'interesse per il New York Times, in seria crisi economica, ha ribadito che il modello tradizionale di quotidiano «deve cambiare».
News Corp ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto pari a 2,73 miliardi di dollari, o 1,04 dollari per azione, in progresso rispetto ai 2,69 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente. Il giro d'affari si è attestato a 7,37 miliardi di dollari, al di sotto delle attese degli analisti, che prevedevano 7,65 miliardi. Anche per NewsCorp tagli di costi, senza escludere le tv del gruppo, per fare fronte al calo della pubblicità.
Le concorrenti Time Warner, Disney e Viacom hanno seguito la stessa strada e hanno operato una stretta dei costi oltre a tagli di posti. La controllata Sky Italia ha chiuso il terzo trimestre con un utile operativo pari a 63 milioni di dollari, in calo rispetto ai 97 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente.
Fonte: Il sole 24 ore
lunedì 25 maggio 2009
Murdoch studia micropagamenti per le news su internet
L’Adverstising risponde alla crisi

Il presidente di Assocomunicazione Diego Masi ci illustra come il mondo della pubblicità sta reagendo di fronte alla recessione in atto.
La crisi che ha travolto l'economia globale non ha lasciato indenne il mondo dell'advertising. Gli investimenti diminuiscono ed il mercato cambia. Televisione, radio e carta stampata sono ancora i mezzi preferiti ma i nuovi media, internet in particolare, stanno avanzando prepotentemente. In questo scenario di grandi mutamenti Upa e Assocomunicazione hanno organizzato il summit " Tutto cambia, cambiamo tutto" per capire come rendere la comunicazione un prodotto capace di rimettere in moto l'economia. Per saperne di più ne abbiamo parlato con Diego Masi, dallo scorso dicembre presidente di Assocomunicazione.
Dott. Masi, può anticiparci i temi e gli obiettivi che vi siete proposti con il convegno " Tutto cambia, cambiamo tutto"?
Questo summit arriva al momento opportuno perché siamo in una fase particolare ed occorre analizzare come sta cambiando e come cambierà il mondo della comunicazione.
L'obiettivo è fare il punto sulle situazioni che sono in stallo, Gli invitati sono persone che ci parleranno di esperienze innovative, soprattutto dall'est, senza dimenticare le problematiche dei media italiani. È vero che nei momenti di crisi si presentano grandi difficoltà, ma si aprono anche nuove prospettive. Quindi vogliamo presentare ai nostri associati tante potenzialità che si potrebbero sfruttare di più ed immaginare gli scenari della comunicazione post crisi.
Quali sono le principali differenze tra il mercato pubblicitario italiano e quello degli altri Paesi?
Rispetto all'estero, nel mercato italiano dell'advertising, c'è un maggior utilizzo dello strumento televisivo, un fenomeno storico che l'Italia ha sempre avuto e una certa arretratezza verso i nuovi media.
Uno dei temi del convegno sarà l'evoluzione della relazione tra impresa, marca e consumatore. Cosa può dirci in proposito alla luce dei cambiamenti economici in corso?
Con questo summit ci proponiamo una riflessione seria sulle necessità di cambiamento che i nostri settori dovranno avere alla luce della crisi economica. Siamo di fronte ad una crisi di sistema e non recessiva. Sono convinto, infatti, che terminata questa crisi le cose non torneranno come prima ma saranno notevolmente diverse. Stiamo andando verso cambiamenti energetici, finanziari e comunicazionali. I consumatori, ancor più di oggi, vorranno avere un'informazione seria invece di comunicazione slogan. Presto sarà messo in discussione il modello storico di decenni e decenni seguito ancora dalle agenzie di pubblicità.
Pubblicità e nuovi media: come sta cambiando il modo di comunicare in base ai trand attuali?
La tendenza di Internet è sotto gli occhi di tutti. Per nuovi media, infatti, intendiamo in particolare internet, il mobile, i telefoni. È un sistema di interattività che sta travolgendo il sistema di comunicazione. Per esempio, la comunicazione statica in futuro avrà sempre minore spazio. Ormai si cerca l'interazione, lo scambio, la risposta immediata. Un po' quello che capita attualmente con i siti, i blog, i forum e le chats.
I giovani già comunicano così ed il futuro sono loro. Siamo in una fase di transizione perché esistono ancora persone che usano poco la rete, ma le agenzie sono già orientate verso questo mondo.
Quali sono stati i media che hanno registrato il maggior sviluppo nell'anno appena trascorso?
Come sviluppo percentuale senz'altro internet. Però, nonostante questo grande incremento, si tratta di numeri ancora esigui rispetto agli investimenti verso i media tradizionali. La pubblicità in Italia è orientata al 55-60% verso la televisione, mentre internet attira appena il 2-3%.
Come valuta l'andamento del mercato pubblicitario negli ultimi mesi del 2008 e nei primi del 2009?
In discesa, le aziende risentono della crisi ed investono meno. Stanno cercando di capire come andranno i mercati il prossimo anno e quindi sono alla finestra. A mio avviso si tratta di un errore perché di fronte ad una crisi il tono di voce si abbassa e anche parlando piano si attira l'attenzione. Se io fossi un'azienda investirei nella share of voice, ovvero la quota di voce. Una quota di voce che normalmente sarebbe inascoltata in mezzo ai grandi investimenti, oggi avrebbe notevole risonanza. Se immaginiamo un collegamento tra quota di voce e quota di mercato, oggi le aziende hanno la possibilità di implementare la propria quota di mercato con investimenti minori rispetto al passato.
Alla luce delle nuove tecnologie che rivoluzionano quotidianamente il mercato della comunicazione, come immagina il mondo dell'advertising tra qualche anno?
Molto diverso da come è adesso. Diverso in particolare sui mezzi utilizzati: ci sarà un decremento delle televisioni ed un incremento dei mezzi interattivi, di internet e di ciò che passerà su internet. Per esempio la web-tv sarà uno strumento sempre più diffuso. Sul piano dell'offerta verrà premiata la multidisciplinarietà. Guadagneranno spazio quelle agenzie che saranno in grado di interpretare tutte le discipline che servono per dare risalto al cliente: pubblicità, promozioni, marketing digitale, ovvero tutte le forme di comunicazione.
Quali sono le principali novità che ha portato con la sua elezione in Assocomunicazione?
Ho introdotto tante innovazioni. La principale è la preparazione della legge sulle gare pubbliche. Finora le gare pubbliche nel nostro settore sono state gestite con la legge sui grandi appalti, Qui siamo di fronte ad un assurdo perché viene usata per una campagna di comunicazione la stessa legge prevista per l'appalto del ponte di Messina. Abbiamo commissionato un testo di legge per regolamentare la materia che stiamo cercando di far presentare in Parlamento. La risposta delle istituzioni è stata buona, si è capito che abbiamo bisogno di una normativa che disciplini esclusivamente il nostro settore.
Fonte: Assocomunicazione
Che tecnologia di social media dovreste scegliere? Dipende dai vostri obiettivi…
Torniamo ancora sul tema dei social media (ma di fatto anche del web in genere) per una riflessione semplice ma essenziale: che tecnologia scegliere.
La risposta è tanto semplice quanto poco considerata: dipende.
Dipende da che cosa?
a) Dai vostri clienti: se il vostro consumatore tipo è molto attivo sui forum è lì che dovete andare ad agire, se invece è un lettore di feed rss che non scrive mai nulla ma consulta molti siti dovrete dargli news e aggiornamenti. E così via.
b) Dai vostri obiettivi: se state facendo un progetto sul web dovete capire, sulla base di chi sono i vostri clienti, che potete pensare ragionevolmente di ottenere.
c) Dalla strategia che mettete in campo per raggiungere i vostri obiettivi.
Il percorso tipo delle aziende è invece quello di costruire i progetti attorno da una tecnologia, restandone poi prigioniera.
Inoltre sul web gli strumenti evolvono velocemente e passano, mentre le relazioni restano.
Tutte le tecnologie, secondo il noto ciclo di Hype, vivono un momento di euforia che poi porta ad una disillusion ed un assestamento, non bisogna quindi affidare solo agli strumenti lo sviluppo delle relazioni ma bisogna servirsi di essi per sviluppare reali e proficui rapporti.
Le relazioni, infatti, sono il nuovo vantaggio competitivo e saranno in grado di passare da una piattaforma all’altra traendo il meglio da ciascuna (ricordiamoci che il networking precede, in termini temporali, il web 2.0).
Fonte: Mymarketing.it