venerdì 19 dicembre 2008

MOBILE MARKETING. BENVENUTI A MOBILANDIA


Cominciamo dai numeri: 3 miliardi di cellulari nel mondo contro un miliardo di Pc. I primi vengono usati, mediamente, per 12 ore al giorno. I Pc solo per quattro. Moltissime persone accedono a internet dal cellulare senza passare dal computer. Questo lo scenario, pertanto non sorprende quanto affermato da ABI Research, qualche tempo fa, in un suo studio analitico: a fine 2011 il mercato mondiale del mobile advertising sfiorerà un valore assoluto di 20 miliardi di dollari. Crescerà, dunque, il numero di aziende che investirà in campagne di marketing declinate con il telefonino perché strumento-principe per costruire la relazione con il cliente. I costi di navigazione si ridurranno, come pure le tariffe telefoniche e aumenterà la qualità della connessione, quindi i consumatori accederanno sempre più a Internet con il loro telefonino. Crescerà l'audience e inevitabilmente anche la domanda di servizi di mobile marketing.

Per quanto riguarda l'Italia, il nostro paese continua ad avere la più alta penetrazione sia di cellulari 3G ( 37%) sia di Smartphone ( 22,85%) rispetto a una media dei maggiori Paesi Europei - evidenzia una ricerca di comScoreM:Metrics - pari al 27% di 3G e al 13% per gli Smartphone. La maggioranza degli utenti Mobile italiani - sottolinea ancora la ricerca - usa prepagate e tariffe a consumo. Nel primo quadrimestre di quest'anno più dell'86% degli utenti italiani ha scelto la prepagata e il 7,7% l'abbonamento. Nel resto dell'Europa gli utilizzatori di prepagate e tariffe a consumo tendono ad avere bassi livelli di utilizzo del mobile, ma questo non accade in Italia. Nella ricerca "Il Mobile diventa Web e il Web diventa Mobile" della School of Management del Politecnico di Milano si fa riferimento ad alcune trasformazioni strutturali che hanno assorbito attenzione e risorse di molti player della filiera. Due, in sostanza, secondo il rapporto 2008 del politecnico milanese, sono stati i cambiamenti fondamentali.

Il primo, riguarda l'evoluzione del ruolo delle Telco, sempre più orientate a svolgere il ruolo di abilitatori dell'offerta di terze parti piuttosto che di diretti retailer di Mobile Content. Si tratta però di un passaggio che richiede un certo tempo di assestamento e la messa a punto di un ecosistema complesso: politiche di pricing sul traffico dati, logiche di gestione del Mobile Site, etc. L'altro cambiamento riguarda il paradigma Mobile Internet/Web che ovviamente genera impatti enormi sul mondo del Mobile Content per quanto riguarda la creazione di nuovi ambienti tecnologici, ma anche nuovi players come le gradi società del web e dell'IT. Quindi, nuovi modelli di business basati sulla pubblicità e sul traffico dati.


Il web diventa mobile
Nel 2007 le grandi Web Company globali sono entrate pesantemente nel mercato dei Mobile Content, spingendo il paradigma del Mobile Internet-Web. "Questi player hanno introdotto nel mondo del mobile - ha scritto Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori ICT & Management della School of Management del Politecnico di Milano e in particolare Responsabile Scientifico dell'Osservatotorio Mobile Content - le piattaforme tecnologiche del mondo Pc-centrico e di internet in particolare e stanno spingendo verso un modello di business advertising based, modello che potrebbe, per alcune tipologie di contenuti e servizi, ben affiancarsi al modello premium, che continuerà comunque a svolgere un ruolo chiave in ambito Mobile".

Una strategia basata su una forte integrazione tra il mondo Mobile e quello Web che fa leva sul significativo portafoglio di core asset che dispongono: l'ampia customer base, il brand, il portafoglio di contenuti e di servizi, le applicazioni, le competenze tecnologiche, la dimensione globale.
"Nei confronti degli altri player dell'ecosistema Mobile - ha rilevato ancora Rangone - le Web Company stanno stringendo accordi di partnership contemporaneamente sia con le Telco, per mettere loro a disposizione i propri contenuti e servizi con l'intento principale di ottenere un'elevata visibilità sui loro Mobile Portal, sia con i Produttori di terminali, per pre-installare nei device i loro client Mobile. Questi accordi stanno generando una "delicata" situazione di coopetition, i cui sviluppi strategici non sono semplici da prevedere". Sia per penetrazione sulla popolazione, sia per diffusione di terminali 3G, l'Italia è prima in Europa e molto avanti anche rispetto agli Stati Uniti.

"Questo primato - ha sottolineato Filippo Renga, Responsabile della Ricerca sul Mobile Content - fa sì che per le società italiane si prospettino importanti prospettive di internazionalizzazione, in parte già colte in parte ancora da cogliere. Crediamo quindi che dalle scelte e dalle linee guida che si intraprenderanno nel nostro Paese possa nascere il modello di business di riferimento per il settore. I nostri dati dimostrano che il comparto del Mobile Content si trova di fronte a una importante svolta, dal momento che i cambiamenti in atto soprattutto in ambito Mobile Internet-Web, Mobile 2.0 e Mobile Advertising stanno modificando il paradigma stesso del settore.

L'effetto immediato è un periodo di transizione caratterizzato da luci e ombre e da forti contraddizioni, in attesa che il mercato, le tecnologie e la struttura dell'offerta trovino un nuovo punto di incontro, alla luce dei profondi mutamenti in corso". Il primato italiano, in questo settore, è stato ampiamente riconosciuto anche da organismi internazionali come il Mobile Entertainment Forum (MEF).

"L'Italia è leader mondiale in questo mercato - ha detto Andrew Bud, Presidente del MEF - un successo paragonabile, nelle sue dimensioni globali, a quello della pubblicità su internet. Questo successo si è basato e si baserà sempre di più sulla fiducia che l'utente può nutrire nella trasparenza, nell'affidabilità e nell'innovatività dell'offerta. Siamo in un momento di transizione in cui queste qualità vengono messe alla prova in molti paesi, con conseguenti riforme regolamentari. Inoltre, il problema del livello e della trasparenza dei costi del traffico dati non si risolve solo con un approccio "flat-rate" ma andrà affrontato in maniera più universale, immediata e sostenibile."


Mobile social network
Sarà l'innesco per un altro boom nell'ambito Mobile. Per una parte di audience sempre più in crescita - rileva ancora la ricerca di comScore M:Metrics - i siti di Social networking stanno diventando una parte importante. Quasi tutti i siti online di Social Networking hanno aggiunto la possibilità di connettersi alle communities tramite Mobile. È infatti possibile accedere ai profili e condividere contenuti in mobilità. Ancora, un recente report ABI Research valuta che nei prossimi 5 anni oltre 140 milioni di persone accederanno a social network tramite cellulare, dando luogo a ricavi per servizi su abbonamento stimati in circa 410 milioni di dollari entro il 2013.

"Due saranno i fenomeni dirompenti che attrarranno consistenti investimenti sul Mobile - dice Lucia Predolin Head of Corporate Marketing e PR di Buongiorno - il Mobile Social Network, ovvero l'utilizzo del cellulare per la gestione delle reti sociali e il Mobile Marketing. Per quanto riguarda il primo, Buongiorno ha lanciato Blinko il primo social network italiano disegnato per il cellulare. Noi siamo convinti, e molti nostri partner ci danno ragione, che la formula del social networking attraverso il cellulare che avrà successo sarà quella proposta da chi conosce il cellulare come le aziende italiane. Buongiorno è dunque pronto per evolvere dal ruolo di leader mondiale nel settore del mobile entertainment a quello di leader mondiale nel Mobile 2.0 entertainment. Da un punto di vista business, ciò comporta puntare a un mercato rappresentato dalla comunità di utenti che usano il Social Network dal mobile che dovrebbe raggiungere i 140 milioni di persone entro il 2012, un mercato ampio dove i dispositivi mobili di accesso ad internet tenderanno a prevalere molto rapidamente su quelli PC".

Fonte: Advertiser

La location è temporanea


Primo passo in direzione di una strategia nuova: addio alle presenze monolitiche. Oggi la parola d'ordine di quanti vogliono aprire un pdv è "temporary": spazi che compaiono e scompaiono in sei mesi, che da strutture appena accennate sono diventate negozi con tutti i crismi, anzi, aree in cui testare nuovi concept. Un esempio su tutti: il nuovo temporary store Benetton 012 che ha preso il posto dello Young Village Coin in Corso Vittorio Emanuele a Milano. Aperto per due mesi, presenta in anteprima assoluta la prossima collezione autunno/inverno 2008: nei 1500 metri quadri su due piani introduce il nuovo concept System, studiato per valorizzare le offerte delle due principali collezioni Baby e Kid, rispettivamente rivolte alla fascia new born e 1-5 anni, e 6-12 anni.

Un'atmosfera speciale e una serie di servizi dedicati fanno sentire i bimbi veri protagonisti: un hair stylist del team di Aldo Coppola cura il look degli under 12 con tagli e acconciature all'ultima moda; un personal shopper, vero consigliere di stile, guida mamme e bambini negli acquisti più adatti all'aspetto e alla personalità dei piccoli. La shopping experience è ulteriormente facilitata da un pratico touch screen che, grazie a una tabella di conversione, guida il cliente nella ricerca della "sua" taglia. E un test "Che tipo sei?" permette ai piccoli di definire il loro look e individuarlo all'interno del negozio. C'è inoltre un'area dedicata alla creazione di confezioni regalo personalizzate e uniche.

Ma oltre alle aziende, di recente anche il mondo dei servizi ha cominciato a farsi tentare dalla formula temporary: Gabetti e Equilon, per esempio, hanno sviluppato installazioni temporanee in cui parlare di case e mutui, con tanto di area bar e relax. E c'è anche un caso assolutamente peculiare che ben esemplifica come legare l'esperienza temporary alla diffusione duratura di un brand: si tratta di Gspot, una fabbrica di design contemporaneo nata a Milano nel 2007 dalla volontà di sperimentare nuove forme espressive, dando vita a oggetti di design e complementi d'arredo non convenzionali, inediti e rigorosamente Made in Italy.

La competenza progettuale e industriale deriva da un impulso imprenditoriale di Giovanardi SpA, azienda storica nel settore del materiale per la comunicazione nel punto vendita, cui si affianca il POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano, che collabora alla selezione dei designer e dei progetti. Gspot è stato presentato per la prima volta al pubblico scegliendo la formula del temporary shop a Milano in via Tortona 28 nei mesi di novembre e dicembre 2007, con l'obiettivo di creare "l'evento" e giocare sulla curiosità indotta dalla limitatezza temporale.

La scelta dello spazio non è stata casuale: zona Tortona ha ben rappresentato l'immaginario Gspot, una fabbrica, un laboratorio in continuo movimento di progetti innovativi e contemporanei. La collezione under33 è stata ideata con la volontà di dare spazio ai nuovi talenti del design italiano per creare una linea di oggetti caratterizzati da una forte personalità: sette giovani designer, di età inferiore ai 33 anni, con idee inconsuete hanno sviluppato una linea di oggetti e complementi d'arredo ironici e originali. "Crediamo - spiega Massimo Giovanardi, fondatore di Gspot - che i giovani con il loro entusiasmo e la loro spontaneità possano guardare la natura degli oggetti da una prospettiva diversa". Entro primavera del 2009 Gspot amplierà le sue collezioni che, conclusa l'esperienza del temporary, continueranno a essere in vendita online sul sito www.gspotdesign.it in una perfetta integrazione tra, come dicono gli inglesi, "brick & click".

Fonte: Advertiser

HORROR VACUI


Il sonno della pubblicità genera mostri. Ed ecco infatti che perfino la Coca Cola, un tempo simbolo del migliore dei mondi possibili, oggi si presenta nella forma Zero, già inquinata, quindi, dalla preoccupazione per la salute e la forma fisica. Uno spot spaventoso mostra un occhio che cammina su gambette anoressiche e due lingue disgustose che parlano e si muovono fuori dal corpo. L'essere umano non solo è dissociato dai suoi sensi (la vista e il gusto), ma non c'è più: è ridotto a puro organo di consumo. Segno che, in un mondo globalizzato, anche la più globalizzata delle bibite, ha i suoi problemi, almeno estetici. Oppure li hanno i creativi che, in effetti, da qualche tempo popolano di mostri i loro messaggi.

Alcuni, nelle intenzioni, vorrebbero essere pupazzi rassicuranti, ma riescono brutti da far paura e soprattutto inutili allo scopo di rendere simpatico il prodotto. Ci sono i cagnacci robot che digrignano spaventosamente i loro denti meccanici e non sappiamo perché dovrebbero indurci a desiderare un'automobile Fiesta. Accanto al pacioso Gerry Scotti siede in macchina un essere arancione, senza volto, ma dotato di stazza superiore alla media umana (e perfino scottiana), sul cui grembo plasticato appoggia la testa un bambino. Il tutto allo scopo di apparirci rassicurante e spingerci a stipulare un'assicurazione Genialloyd. I nessi tra i messaggi sono apparentemente labili o inesistenti, forse studiati per colpire il nostro inconscio per via subliminale.

Come quell'altro orrendo mostriciattolo gonfiabile che si fa cadere i pantaloni davanti all'auto di una bella guidatrice lasciandola traumatizzata, speriamo non per sempre. Per non parlare degli ormai vecchi commensali lucertoloni, golosissimi di surgelati Findus. Forse i loro occhi sporgenti piacciono ai bambini, ma spaventano noi adulti, cresciuti televisivamente insieme a creature animate più sdolcinate; come il resuscitato Calimero, Lazzaro eternamente sbiancante. Mentre oggi vediamo dei veri film horror, come quello Air Wick, dove prima ci viene mostrata una allegra giraffa (sic!) intenta a pulire il bagno di casa; poi arrivano due orrendi cinghialetti pelosi che, parlando con stereotipato linguaggio giovanilista, la chiamano mamma.
Due figli adottivi? Due alieni venuti dallo spazio? Due creature geneticamente modificate? Forse soltanto due consumatori imbestialiti dall'odio dei creativi.

Fonte: Pubblicità Italia

martedì 25 novembre 2008

LA GIOVINEZZA È UN'OPINIONE


Lo dimostra una recente ricerca a firma Viacom Brand Solutions International, intervistando 25.000 persone tra i 16 e i 48 anni in diciotto differenti paesi. Ma, probabilmente, è un'evidenza a cui istintivamente ci saremo arrivati un po'tutti, semplicemente osservando il nostro mondo. Il plus, invece, è stato segmentare in modo nuovo questo target in continua evoluzione. Età della scoperta, 16-19, della sperimentazione, 20-24, e dell'oro, 25-34. A tutti, comunque, i brand si devono adeguare. Con il comparto finanziario a perdere più di un'occasione.
E' lui, infatti, che gli intervistati indicano come incapace di adeguarsi a linguaggi e stili più giovanili. Al contrario di quanto invece fa la tecnologia, cui il 66% dei giovani è disposto a regalare dell'ulteriore tempo per entrare nel vivo di una innovativa funzionalità.

Ma facciamo un passo indietro. Perché capire significa risolvere. E in gioco c'è la capacità delle aziende di creare engagement con il proprio interlocutore. I nuovi giovani, infatti, dilatando l'età della partecipazione, si fanno target ancora più privilegiato, mostrando, specialmente gli appartenenti all'età dell'oro, un maggiore tasso di soddisfazione per la propria vita. Il che significa parlare con persone che hanno definito il proprio percorso di carriera, disponendo di un'autonoma capacità di spesa ed opinione, seppur sempre desiderose di essere approcciate in modo nuovo e giovanile.

I teens, invece, si dichiarano più ego riferiti, stressati come sono dalla necessità di scoprire la propria strada. Compito sentito più complesso e gravoso da quelli europei e americani, cui l'incedere dell'attuale crisi pone quesiti ancora più pressanti.

Ecco perché, tra tutti, sono i più maturi a mostrarsi maggiormente predisposti a dialogare con le marche. Seppur con differenziazioni dettate da status e paese. Ad esempio, tra loro sono più felici (66%) gli sposati dei single (30%). Anche se per gli europei è molto strano sposarsi attorno ai vent'anni, più naturale, invece, per americani e giapponesi. In merito alla preoccupazione circa la propria situazione finanziaria, lo è solo il 36% degli europei e il 39% degli asiatici, contro il 55% dei ragazzi dell'America Latina e il 51% degli Usa.

In ogni caso, è pari al 71% la percentuale dei 25-34enni soddisfatti. Seppur si sentano più a loro agio con la propria vita i giovani del Messico (84%), India (83%) e Sud Arabia (82%). All'ultimo posto, invece, i Giapponesi (26%).

L'ottimismo per il futuro, comunque, non manca. Lo è il 78% dei giovani ‘nell'età dell'oro', con picchi in America Latina (85%), mentre Asia (67%) e Usa (72%) sono sotto la media. L'America Latina ha anche il primato per anticipazione delle decisioni importanti. Al punto che il 62% degli intervistati ammette di averlo fatto troppo presto. Al contrario del Giappone, dove solo il 24% si è dichiarato prematuro. Mentre in Europa si definisce tale solo il 37% e in America il 50%.

Fonte: Youmark

IAB FORUM '08. PER IL 2009 INVESTIMENTI ONLINE IN CRESCITA DEL 20%


La sesta edizione dello Iab Forum ha avuto un ‘testimonial'd'eccezione: Barack Obama, neo-presidente USA, che è stato evocato da tutti i relatori per via della sua straordinaria capacità nell'uso dei mezzi digitali. Capacità che ha strategicamente dispiegato e impiegato nella sua vittoriosa corsa verso la Casa Bianca. L'altro aspetto ‘forte'di questa prima giornata è l'ottimismo, la fiducia nel futuro del mezzo Internet.

"Per il 2009 prevediamo una crescita della pubblicità su Internet del 20%". Lo ha annunciato Layla Pavone presidente Iab Italia, nel corso del suo intervento nella giornata inaugurale del Forum dedicata al "Ruolo di Internet nell'economia italiana". La relazione è stata decisa, senza incertezze e ispirata alla consapevolezza della forza che la comunicazione online esprime. "L'avvento di Internet - ha sottolineato Pavone - si è ripercosso non senza scossoni sugli altri mezzi di comunicazione, tanto che l'acquisto dei quotidiani economici e finanziari da parte degli internauti è diminuita del 22%, quelli di informazione del 21%, gli sportivi del 20% e quelle dei periodici del 18%. "Tuttavia Internet - ha ricordato - offre nuove opportunità al mondo dei media, mentre la piattaforma digitale per il marketing diventa centrale tanto da prevedere in Italia, per il 2008, investimenti per 847 milioni di euro, con una previsione di crescita per il 2009 del 20%".

Dedichiamo sempre meno tempo alla Tv, alla lettura di libri e di quotidiani, di periodici, telefoniamo meno e dormiamo pochissimo. Va da sé che un tale scenario sta modificando le regole del gioco. Cambiano le relazioni tra i consumatori, le aziende, le istituzioni e i mezzi di comunicazione. "Il mutamento è epocale – ha aggiunto Pavone – ed è profondissimo anche per le aziende, perché la tecnologia impatta su tutta la supply chain. Le alleanze tra le aziende, oggi, costituiscono la nuova modalità per fare business. Perché conoscenza e comunicazione, se condivise, influiscono positivamente sull'efficienza e sulla produzione". Secondo il presidente Iab "le marche attraverso Internet possono diventare delle vere e proprie piattaforme di aggregazione e questo impone alle imprese di passare dalla logica di transazione a quella di relazione, attraverso un concetto di continuità".

"Siamo di fronte ad un ecosistema che si sta complicando, perché è frammentato e aperto a nuove competizioni" ha affermato Marco Vernocchi, managing director M&E Europa, Africa/Latin America di Accenture, società che con Iab ha costituito un Osservatorio che si propone di fornire dei contributi utili alla comprensione della filiera della comunicazione digitale. "Ci sono molti nuovi ruoli, molti spazi che si stanno definendo, e in questo contesto di forte evoluzione, sfide e opportunità si presentano in eguale misura". La fotografia dell'Osservatorio ci fornisce l'immagine di un comparto fragile. "Il 69% delle aziende considerate – ha precisato Vernocchi – ha fatturato meno di 5 milioni di euro. La fragilità del sistema è riscontrabile soprattutto nelle fasi a monte della filiera."

Paolo Duranti, managing director Nielsen Media Research, ha sottolineato che con Internet si può fare di più, ad esempio nel settore della distribuzione. "Come si evince dai dati – spiega Duranti - la maggior parte degli operatori è in sofferenza. Può essere una grande occasione per l'e-commerce che ha caratteristiche molto diverse dall'esperienza sul punto vendita e potrebbe tenere sotto controllo i costi e l'inflazione".

Durante il suo intervento, Roberto Binaghi, Ceo OMD e presidente Centro Studi Assap Servizi di Assocomunicazione, ha ricordato come la tv in tempo di crisi abbia sempre guadagnato quote a discapito degli alti mezzi. Ma non oggi - ha continuato Biraghi - Ora c'è Internet, che permette una misurazione precisa e puntuale dei risultati. Costa poco e resta accessibile anche in tempi di ‘magra'. Permette anche di sperimentare e favorisce l'engagement con il target.

Alison Fennah, executive director European Interactive Advertising Association, ha presentato gli esiti di una ricerca europea dalla quale è emerso che il 73% degli investitori ha incrementato l'uso di Internet del 73 % rispetto al 52 % del 2006. Il 77% ha invece dichiarato che l'adv online ha avuto un forte impatto sulla percezione dei loro brand.

Fonte: ADVertiser

OCCORRE RIPARTIRE DAI DESIDERI E DAI BISOGNI DEL CONSUMATORE PER RILANCIARE I CONSUMI


Il format proposto per il 2° Consumer & Retail Summit diventa occasione di riflessione sul futuro.
Molti dei fenomeni in atto sono noti, ma non considerati in sede di pianificazione strategica. L'innovazione di prodotto e di format distributivo risente di questa mancanza di considerazione. Il consumatore intanto invecchia e si difende da solo.

Giuseppe Roma
Razionalità. Per il Censis questa è l'arma degli italiani contro la crisi
"Il consumatore è maturo: l'offerta deve adeguarsi"

Età, reddito e approccio funzionale
1. La terza età: un'opportunità. L'invecchiamento della popolazione non deprime i consumi. 8 pensionati su 10 hanno risorse economiche e di tempo per essere soggetti attivi nel mercato.
2. Bassi redditi. In Italia il costo della vita assorbe quasi il 50% del reddito disponibile. Il divario nord-sud è così elevato da profilare due paesi in un unico confine nazionale.
3. Razionalità dei consumi. La crisi economica ha razionalizzato i consumi e ha reso il consumatore più maturo. L'offerta deve adeguarsi verso un modello "snello" con prodotti e servizi di valore e ben posizionati. Non c'è spazio per l'emotività.

Luca Pellegrini
La polarizzazione fra commodity e marche è ormai avvenuta
"Super e iper: state attenti al gorgo della banalizzazione"

Modello integrato: vantaggio competitivo
1. Stanchezza del consumatore. Oggi la spesa, soprattutto alimentare, è sempre più vissuta come routine. Questa percezione può avvantaggiare quei canali, come i discount, che esaltano razionalità, essenzialità e velocità negli acquisti unite ai fattori della comodità e/o della prossimità e vicinanza.
2. Polarizzazione tra desiderio e bisogno. Il consumo si sta polarizzando su desiderio ("shopping") e bisogno ("procurement"). Il discount si colloca sulla dimensione del "procurement", mentre i super/ipermercati devono rispondere a esigenze più complesse (desiderio) rivitalizzando la dimensione dell'esperienza d'acquisto.
3. Modello integrato. L'integrazione tra produzione e vendita al dettaglio contribuisce a incrementare l'irrilevanza nella distinzione tra industria e distribuzione. In questi casi la convergenza tra marca e insegna è pressoché totale.

Vanni Codeluppi
Aumenterà il peso dei format che sapranno personalizzare i servizi
"Quella che vivremo sarà l'era della vulnerabilità"

Società e consumi si confondono
1. Il Timore. Qualcosa non va, non convince, inquieta. Per il consumatore odierno è uno status costante, un rumore di sottofondo che non lo abbandona mai. Colpa dell'informazione, dell'immigrazione, del tutto a disposizione di chiunque, degli anni che passano e delle risorse che diminuiscono. L'offerta di mercato deve assicurare protezione.
2. L'Inganno. Ambiente e natura sono cambiati, sfidano proponendo soluzioni ignote. Nelle braccia matrigne si cerca conforto ma non si dimenticano i dubbi. La genuinità esiste? La qualità è ancora reperibile? Nello sconforto si diffonde la nostalgia di un passato meno precario, meno competitivo. Il mercato del sai cosa c'è dentro.
3. La Sovraesposizione. Belli e felici, giovani e forti, sempre e comunque. Anche quando i parametri fondamentali vengono a cadere: chi comanda in questa casa, uomo o donna? Figli o padri? Noi o loro? Qual è il tempo del gioco e quale quello del riposo? Fatale il dilemma se sia meglio essere uguale o diverso.
4. Il Rifiuto. C'è chi trova consolazione nel lusso o nel gioco e chi, invece, vuole fermarsi. Semplificazione, autenticità oppure anche superficialità (un semplice assaggio, senza coinvolgimenti). Basta che sia finita. Qualcuno sa indicare l'uscita d'emergenza?

Enrico Finzi
È necessario ritornare ai basilari del mestiere
"La marca perde identità, complice la comunicazione"

Alla ricerca di identità
1. Gigante di carta. La capacità felicitante della marca è in calo. Negli ultimi 15 anni ha perso la fiducia degli italiani registrando una caduta di credibilità guadagnata, viceversa, dalla private label. Non è più simbolo né di garanzia né d'innovazione oltre a essere oggetto di indifferenziazione percepita da parte dei consumatori.
2. Identità perduta. La perdita di efficacia progressiva e continua della comunicazione pubblicitaria ha contribuito alla perdita d'intensità di motivazione alla prova e all'acquisto dei prodotti, sempre più omologati e abbondanti.
3. Sostanza e non forma. Occorre ritornare ai prodotti e alle marche in modo laico, senza idolatrie.

Egeria Di Nallo
Non esistono più prodotti. La sostituzione è con beni e servizi
"Lo scenario futuro avrà quattro variabili chiave"

Le directory per cercare il nuovo senso
1. Il tempo. È e sarà sempre più vissuto come presente dilatato, in cui confluiscono passato e futuro. È anche il nuovo orizzonte temporale del consumo: l'acquisto non si rimanda, sia relativamente al denaro necessario (credito al consumo, uso ora il denaro futuro) sia alla temporalità quotidiana (per esempio orario continuato, 24/24 shop, anche grazie al web).
2. Lo spazio. È una variabile dai confini sempre più labili e virtuali, sia grazie al web che introduce ciò che possiamo definire la multiappartenenza simultanea (essere in più luoghi contemporaneamente) sia grazie ai nuovi luoghi di piccola e grande distribuzione (per esempio distributori di latte fresco nei parcheggi, farmer market in centro), che relativizzano e reinventano lo spazio cittadino (la campagna dentro la città).
3. L'energia. Intesa come lo sforzo fisico che si è disposti a fare per ottenere un bene, da una parte gode delle opportunità offerte dal web (e-commerce, servizi di spesa a casa), riducendosi al minimo; dall'altra è la risorsa di base attivata maggiormente per risparmiare denaro (l'aumento generale del fai da te, la frequentazione di luoghi di distribuzione più scomodi ma più economici come i mercati generali, gli hard discount, gli outlet, gli spacci aziendali ecc.).
4. Il denaro. È ovviamente la risorsa fondamentale con la quale è possibile ridefinire le altre (spendo per risparmiare tempo o energia), o che può dipendere allo stesso tempo da esse (impiego più energia per risparmiare denaro). Anche il denaro tende ad avere il presente come tempo di riferimento principale: utilizzo il denaro presente per servizi di cui usufruirò in futuro (per esempio assicurazione, formazione, cure ecc.) e utilizzo il denaro futuro per i consumi presenti (credito al consumo).


Francesco Morace
Il design avrà un ruolo sempre più determinante
"Con i nuovi consum-attori le nicchie sono la regola"

La tecnica si sposa con visione ed evasione
1. Il gioco "è" la realtà (vivacizzazione del sé). Nel rinascimento ludico il tempo operativo si mescola al tempo dell'edonismo, la dimensione doveristica si affianca all'ambito dello svago.
2. Il saper fare. Tornano al centro del mercato le competenze reali. La valorizzazione del passato diventa un asset anche economico per la proiezione dei valori aziendali nel futuro.
3. Body Sense. Corpo e bellezza sono diventati rapidamente nel mondo una priorità assoluta. La ricerca di un'armonia attraverso l'equilibrio del fuori (corpo) e del dentro (mente) è trasversale a tutte le classi e le età.

Fonte: Markup

I consumatori preferiscono la Gda per gli alimentari


Nel periodo gennaio-agosto, rispetto all'analogo periodo dello scorso anno, gli acquisti di prodotti alimentari, freschi e trasformati presso la grande distribuzione sono cresciuti dell'1,8% mentre quelli presso le imprese di più piccole superfici sono diminuiti dell'1,4%. Confagricoltura sottolinea come si vada affermando un modello agroalimentare di qualità diffusa del "made in Italy" che fa del rapporto qualità/prezzo il proprio punto di forza con prodotti che garantiscono consumi di elevato livello e con una notevole convenienza per il consumatore.

Ci sono certamente punte di eccellenza o nicchie di prodotti che caratterizzano alcune sfaccettature dell'agroalimentare italiano e che si collocano su standard elevatissimi e su mercati di vera èlite. Ma vi è pure un modello intermedio,che trova nel consumatore una precisa motivazione: una ricerca della qualità a tutti i livelli di prezzo e un sistema produttivo in grado di soddisfare questa richiesta a condizioni tuttora soddisfacenti di costo. In questo contesto, a giudizio di Confagricoltura lo sviluppo di alleanze fra tutte le componenti della nostra filiera agroalimentare, specialmente con la grande distribuzione organizzata diventa un'urgente necessità.

Fonte: Markup