giovedì 26 marzo 2009

I social network "oscurano" l' email


Due terzi degli utenti della rete sono membri di comunità online. Mentre la posta elettronica perde popolarità.

Che i social network più che essere un fenomeno stessero diventando «il fenomeno» della rete si era intuito ormai da tempo, tanto da far parlare gli esperti di «generazione Facebook» e teorizzare la nascita di un’altra identità per tutti coloro che comunicano e stringono amicizia utilizzando le pagine personali online. La rete di seconda generazione sta galoppando a una velocità impressionante e Facebook sta guidando la corsa che, inevitabilmente, va a scapito della vecchia mail, ormai considerata da molti superata e penalizzata dall’ingombrante fenomeno dello spamming.

I NUMERI DELL’UTENZA ONLINE - Le community dei social network hanno attratto nel 2008 globalmente il 67 per cento dei navigatori, contro al 61 per cento del 2007, con un incremento del 5,4 per cento in un solo anno. Lo rivela l'ultimo studio di Nielsen , che ha analizzato le abitudini online in nove Paesi, Italia compresa: nel corso dell’anno passato blog e social network hanno attirato un maggior numero di utenti rispetto alla mail e Facebook da solo viene visitato ogni mese da 3 persone ogni dieci utenti online.
I PAESI PIÙ IN CRESCITA - In Italia i social network hanno fatto un balzo del 9 per cento, con il doppio del tempo trascorso sui siti di seconda generazione rispetto al 2007. Il Paese che vanta invece la più alta penetrazione in assoluto è il Brasile, con l’80 per cento dell’utenza della rete che nel 2008 ha frequentato blog e siti come MySpace o Facebook e un minuto ogni quattro spesi online destinati alle applicazioni 2.0. Del resto la nazione sudamericana già nel 2007 vantava una percentuale altissima di visitatori di social network o blog (il 78 per cento).

Tra i Paesi in cui questo tipo di applicazioni web sono cresciute a ritmo più vertiginoso troviamo la Gran Bretagna, con il 69 per cento dei frequentatori della rete, un incremento rispetto al 2007 del 10,3 per cento e un minuto ogni sei trascorsi online destinato a siti del genere. Il tasso di crescita più alto è della Germania, con un balzo del 12,5 per cento in quanto a popolarità del social networking, nonostante in termini assoluti gli utenti tedeschi che si possono definire membri di comunità siano solo il 51 per cento dell’utenza del web. Il social networking sta diventando la quarta categoria più popolare online, preceduta dai motori di ricerca, i portali e i software e seguita dalla posta virtuale. Va segnalata infine l’importanza della telefonia mobile: in Inghilterra il 23 per cento degli abitanti approda a Facebook e simili direttamente dal cellulare.

Fonte: corriere della sera

Ma la pubblicità è una cosa seria


La pubblicità, si sa, è l'anima del commercio. Ma è anche l'anima dell'informazione, nel senso che rappresenta una risorsa fondamentale per tutti i media, vecchi e nuovi, di carta o elettronici. E se è vero che l´informazione a sua volta è l´anima della democrazia, perché alimenta la libertà d´opinione e il pluralismo delle idee, allora si può dire – senza che nessuno si scandalizzi più di tanto – che la pubblicità è in qualche modo anche l´anima della democrazia economica.

Dobbiamo esserne tutti consapevoli, produttori e destinatari dell´informazione, a cominciare proprio da noi giornalisti che invece abbiamo spesso la puzza sotto il naso nei confronti della pubblicità, quasi fosse un carico da sopportare, un ingombro, una zavorra. La verità è che i nostri giornali, come prodotto industriale a diffusione di massa, senza le pagine o le inserzioni pubblicitarie non si potrebbero stampare e comunque sarebbero brutti, meno ricchi e attraenti.
Ma devono saperlo anche i cittadini lettori e telespettatori, in un rapporto reciproco di trasparenza e correttezza, al di fuori di qualsiasi contaminazione che comprometterebbe altrimenti sia la credibilità dell´informazione sia l´efficacia della comunicazione pubblicitaria.
La pubblicità, insomma, è una cosa seria, troppo seria per lasciarla solo agli addetti ai lavori, ai convegni o ai dibattiti di categoria. Tanto più in un momento come questo, mentre la crisi globale minaccia l´economia internazionale, i consumi si riducono, la produzione cala e l´occupazione diminuisce. È confortante quindi che, proprio dal mondo pubblicitario, arrivi un segnale di fiducia come quello lanciato dagli "stati generali della comunicazione" che l´Upa (Utenti Pubblicità Associati) ha convocato nei giorni scorsi a Roma, per confrontarsi intorno al tema "Tutto cambia. Cambiamo tutto?".

Non è un caso che, insieme ai professionisti e ai tecnici del settore, vi abbiano partecipato i dirigenti di oltre 250 aziende italiane, in rappresentanza del 70-75% dell´investimento pubblicitario nazionale. A buon diritto, a conclusione dei lavori, il presidente dell´Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi ha potuto rivendicare perciò l´impegno a "rimettere in moto le idee", coniugando innovazione, trasparenza e responsabilità. Se la pubblicità è il volano dell´economia, è proprio da qui dunque che può partire la ripresa.

La sfida è duplice: per i comunicatori pubblicitari, perché devono sapere che, quando la crisi finirà, nulla sarà più come prima; per gli operatori dell´informazione, perché nell´era di Internet devono rinnovare rapidamente i loro prodotti all´insegna della multimedialità. All´uscita dalla recessione mondiale, il modello di sviluppo economico-sociale non potrà più essere imperniato verosimilmente sull´iperconsumismo, sui vecchi cardini dell´opulenza e dello spreco; ma piuttosto sulla qualità della vita, sul consumo responsabile, sulla difesa dell´ambiente e della salute, sull´uso delle fonti alternative e sul risparmio energetico.
D´altra parte, ogni forma di comunicazione dovrà integrare i codici e i linguaggi dei vari mezzi, per offrire un´informazione interattiva, on demand (a richiesta) e sempre più mobile.
La pubblicità non è un tabù, avevamo scritto qui appena qualche settimana fa. E ora il summit dell´Upa dimostra che davvero il totem si può abbattere. Si tratta, piuttosto, di regolare i flussi pubblicitari nella logica di un mercato equilibrato e moderno, contro i "cartelli", le rendite di posizione o le posizioni dominanti, nell´interesse innanzitutto del cittadino consumatore. La buona informazione ha bisogno di buona pubblicità e una società democratica ha bisogno di entrambe.
Fonte: la Repubblica

lunedì 16 marzo 2009

Quelli che il mercato..Oh yeah!


Li si è visti a livello planetario. Liberisti di ferro, indefessi sostenitori della deregulation e della necessità di sciogliere “lacci e lacciuoli” correre a piatire l’intervento dello Stato e - soprattutto - delle sue (capaci?) tasche per parare gli effetti nefandi della crisi finanziaria. Istituti bancari o fabbriche di automobili, in Europa o negli Usa: cambia poco o nulla.
E li si è visti a livello “micro”: tutti a elogiare il valore e i benefici della concorrenza, purché riguardasse gli altri. Anche qui, dai tassisti alla farmacie, dagli ordini professionali agli edicolanti, non c’è differenza.

Il mercato della comunicazione no. Ha sempre avuto poche regole. E ancor meno ne ha chieste. Competitività vera, nessuna rete di sicurezza. Ha sempre fatto da sé, quando la situazione era buona. E quando non lo era. Anche adesso, con visibilità zero sul futuro più prossimo, e concessionarie e centri media che stanno ancora lavorando sulle pianificazioni di dicembre. Altro che previsioni a tre mesi. Qui non si vede neanche a tre settimane. Forse a tre giorni. Ma ogni limite ha la sua pazienza, ricordava saggiamente il principe De Curtis. Passi non chiedere nulla allo Stato, ma qui si va un po’ oltre.
Una Finanziaria che taglia più del ragionevole i budget di comunicazione della P.A., che solo da qualche anno stava faticosamente avvicinandosi ai livelli di investimento dei paesi più avanzati.

E poi piccole e grandi punture di spillo, come quel bando pubblico che chiede quale gentile cadeaux uno studio di immagine coordinata, e si permette di essere schizzinoso nei confronti di chi tale regalo dovrebbe elargire. Per arrivare fino al caso-limite, al punto da determinare la reazione di AssoComunicazione, della gara con annessa assunzione di personale già in forza al committente. Portando il concetto al paradosso, vedremo forse un giorno Fiat bandire un nuovo modello di gara creativa tra le agenzie. Per portarsi a casa la realizzazione della campagna di brand, e 300 cassaintegrati del reparto Carrozzerie di Mirafiori.

Fonte: Pubblicità Italia

Guida all'uso di Google in 10 passi


Ogni giorno sei utenti su dieci trovano informazioni online grazie al suo aiuto. Tanto per i navigatori più esperti, quanto per quelli che muovono i primi passi, Google viene ormai percepito come una sorta di lampada di Aladino in grado di rispondere a tutti i nostri desideri e di orientarci nei meandri più oscuri della rete. Se il motore di Brin e Page è riuscito a imporsi su decine di concorrenti agguerriti è proprio grazie alla sua estrema semplicità e velocità di utilizzo. Eppure capita spesso di lanciare ricerche su ricerche senza arrivare al risultato sperato: questo perché il supermotore di Google ragiona pur sempre con la lingua - certo intelligente, ma a volte anche ottusa - degli algoritmi matematici.

I “TRUCCHI” - Esiste però tutta una serie di trucchi e suggerimenti, spesso sconosciuti ai più, che possono aiutare a farci comprendere meglio e a velocizzare le operazioni compiute più di frequente. È per questo che abbiamo deciso di raccogliere dieci consigli, individuati a partire dalle varie guide realizzate da Google , ma anche dai tanti trucchi condivisi in rete dagli utenti più esperti. Per semplificare il tutto ci siamo immedesimati in un utente che sta per acquistare un nuovo televisore, ma prima vuole informarsi sui vari modelli e prezzi in circolazione.

1 - IDEE CHIARE – Il successo di una ricerca dipende in larga parte dalla parola chiave inserita. È per questo che conviene evitare del tutto interrogazioni generiche come (televisore) per poi ritrovarsi con milioni di risultati non pertinenti. È sempre meglio utilizzare subito le parole chiave, aggiungendo termini che esplicitano il contesto di riferimento (ad esempio televisore plasm). Se poi conoscete già l'espressione esatta di ciò che state cercando, conviene sempre metterla tra virgolette “televisore al plasma 32 pollici” in modo da sfoltire i risultati non pertinenti. Questa regola vale a maggior ragione se state cercando una persona ("mario rossi" rispetto a mario rossi dà 400 mila risultati in meno). Le frasi esatte possono tornare utili anche per interrogazioni più complesse: digitando tra virgolette "meglio plasma o lcd" potrete trovare le risposte ricevute dagli utenti che avevano il vostro stesso dubbio. Ad ogni modo, non esagerate con frasi troppo lunghe: il motore considera fino a un massimo di 32 caratteri. Per quanto riguarda la scrittura e la punteggiatura, mettete pure da parte le principali regole ortografiche imparate a scuola. Per Google non c'è alcuna differenza tra maiuscolo e minuscolo: le ricerche Televisore LCD e televisore lcd danno un numero identico di risultati. Stesso discorso per la punteggiatura (l'algoritmo ignora del tutto punti, virgole e due punti) così come le espressioni comuni (congiunzioni, articoli).

2 – QUESTIONE DI LOGICA – Eppure anche Google ha una sua grammatica e punteggiatura: comprende cioè benissimo la lingua degli operatori logici [AND], [OR], [NOT], [+], [-], [..].
Il primo serve per legare tra loro due parole chiave: se ad esempio vi interessano solo gli schermi Lcd e lanciate la ricerca [televisore AND lcd] verranno restituiti solo i risultati in cui sono presenti entrambi i termini. Ultimamente Google ha inserito l’operatore [AND] di default su tutte le interrogazioni con più parole chiave: potete quindi evitare di utilizzarlo. Se invece volete escludere del tutto una parola chiave (come plasma) e includere tutto il resto (quelli Lcd, a tubo catodico, etc.), conviene digitare [televisore NOT plasma]: in questo modo saranno scartate tutte le pagine in cui compare la parola [plasma]. Se invece scrivete [televisore OR plasma] verranno visualizzate tutte le pagine in cui si parla di televisore e di plasma. A cosa serve? Può tornare utile per trovare [plasma] abbinato alla parola [schermo]. Gli operatori possono essere sostituiti anche con i simboli [+] (al posto di AND) e [-] (al posto di NOT). Altro operatore utile è [..]: nel caso in cui vi interessano solo gli schermi tra 32 e 50 pollici, potete inserire la query [lcd 32..50 pollici] e compariranno anche le pagine che parlano di televisori da 40 o 46 pollici. Questo operatore può essere utilizzato anche per ricerche limitate a un arco temporale (ad esempio [1980..1998]). Se proprio non avete voglia di ricordarvi tutti questi operatori, utilizzate il modulo di «Ricerca avanzata» in cui potrete definire le parole da includere/eliminare, il periodo di riferimento, la tipologia di file (solo .pdf o .ppt). Può capitare, inoltre, di voler restringere una ricerca ad alcuni domini particolari. Ad esempio, volete visualizzare tutte le recensioni del vostro modello di televisore preferito pubblicate su una rivista tecnica. In questo caso conviene ricorrere all’operatore [site]. Digitando [lcd site:punto-informatico.it] verranno forniti solo i risultati trovati sul sito di Punto Informatico. L’operatore [site] può essere utilizzato anche per limitare le ricerche ai singoli domini: [site:.edu] per i soli risultati delle università statunitensi; oppure [site:.it] per quelli italiani.

3– LINK PUBBLICITARI – In pochi ci fanno attenzione, ma spesso i primi risultati restituiti da Google non sono necessariamente i migliori: può capitare che siano invece collegamenti sponsorizzati. Cliccateli, quindi, solo se effettivamente vi interessano, altrimenti conviene arrivare al primo risultato «ufficiale» più in basso. Per riconoscere un collegamento sponsorizzato, oltre alla dicitura in grigio chiarissimo che compare in alto, basta dare un’occhiata al colore dello sfondo che è rosa invece di bianco.

4– RICERCHE SICURE – Safe Search è un altro strumento poco noto che può essere attivato dalla pagina di Ricerche Avanzate. Se selezionato, elimina tutti i risultati considerati «a luci rosse», secondo diversi livelli: [medio] non visualizza le immagini esplicite, ma non filtra i normali risultati web; [massimo] esclude tutti i risultati.

5 - DEFINIZIONI AL VOLO - Avete fatto ricerche in lungo e in largo per il web e ancora siete tormentati da dubbi atroci su quale sia la differenza tra un Plasma e un Lcd? Provate a usare la funzionalità [define]. In pochi la conoscono, ma può essere davvero un valido alleato. Basta lanciare una ricerca del tipo [define:lcd] per trovare tutte le definizioni disponibili online (su dizionari, enciclopedie e siti specializzati), con tanto di link diretto alla fonte. Da utilizzare come valida alternativa a Wikipedia per definizioni veloci di un acronimo o di un termine straniero.

6 - CALCOLI E CONVERSIONI – Google funziona anche da calcolatrice e convertitore di valuta. Se finalmente avete trovato il modello di schermo che più vi piace su un sito di e-commerce inglese e scoprite che costa 500 sterline, basta scrivere [500 pound in euro] per sapere subito a quanti euro corrisponde. Il convertitore funziona per diverse unità di misura: ad esempio dalle miglia ai metri o dalle ore ai secondi [3 ore in secondi]. Per calcolare la differenza di prezzo tra diversi modelli, potete usare la calcolatrice con simboli [+], [-], [*], [/]. Esempio: [678-643].

7 - COME SI SCRIVE IN INGLESE? - Google tende a dare maggiore visibilità ai risultati che sono nella stessa lingua dell’utente (fate attenzione che sia selezionato l’italiano nelle vostre impostazioni per avere risultati migliori). Se vi capita di trovare un risultato interessante in una lingua che proprio non conoscete, accanto al titolo comparirà [Traduci questa pagina]. Basta cliccare per avere all’istante una traduzione (molto imperfetta, a dire la verità) che aiuta se non altro a comprendere il senso generale. Sempre sul fronte lingue straniere, Google può essere un utile strumento per scoprire se un termine o un'espressione è corretta. Supponiamo che vogliate scrivere una mail (in inglese) al sito di e-commerce per avere maggiori informazioni sui tempi di consegna o la garanzia. Improvvisamente siete assaliti da un dubbio: si scrive [wich] o [which]? Basta dare un’occhiata al numero di risultati restituiti dalle due ricerche, per scoprire che il termine più utilizzato è il secondo. Anche qui, non si tratta di una regola sempre valida, ma può essere un metodo efficace per togliersi una perplessità al volo. Lo stesso vale anche per le espressioni più lunghe, come le formule di cortesia: se non siete sicuri su come si scriva correttamente basta inserirla tra virgolette [“I look forward to hearing from you”] e vedere il numero di risultati o il “Forse intendevi…” suggerito da Google.

8 - GIORNALI E BLOG – Google non è solo il motore di ricerca generico che ogni giorno interroghiamo. Da un po’ di tempo, nella pagina di ricerca (in alto a sinistra) compare un menu con le voci «News», «Blog», «Immagini», etc. Non si tratta di semplici sotto-motori di Google, ma veri e propri strumenti differenziati per ricerche più mirate. «News» ad esempio indicizza tutte le notizie dell’ultimo mese con una velocità di aggiornamento migliore rispetto a quella del motore generale; in più offre la possibilità di ordinare cronologicamente i risultati o di effettuare le ricerche per singole testate (ad esempio [televisore plasma site:corriere.it]). Se dovete acquistare un nuovo dispositivo, conviene sempre dare un’occhiata a quello che dicono i blog specializzati sul modello che più vi piace. Anche qui, basta ciccare sul menù «Blog» per accedere al motore specializzato per blog. Google conta decine di motori verticali, che spesso danno risultati molto più precisi: se cercate un libro meglio passare direttamente da Ricerca Libri (potrete anche leggerne brevi estratti), per un articolo scientifico Google Scholar.

9 - TOOLBAR – Piuttosto che digitare decine di volte al giorno [www.google.it] nella barra del browser o premere sul tasto «Home» (nel caso in cui l’abbiate impostato come pagina iniziale), conviene di gran lunga installare la toolbar di Google. In questo modo si ha sempre il campo di ricerca a portata di schermo. Consiglio: nelle preferenze della toolbar, selezionate la voce «apri in una scheda diversa» per evitare che i risultati vengano aperti nella stessa pagina che si sta visualizzando. La toolbar offre decine di altre funzionalità, come quella utilissima di traduzione. Basta attivarla e quando col mouse passate sopra una parola straniera comparirà al volo la traduzione in italiano.

10 - METEO, CINEMA, MUSICA – Volete sapere che tempo fa nella vostra città? Scrivete [weather roma] e Google visualizzerà subito le icone con le previsioni e le temperature dei prossimi tre giorni. Lo stesso vale per i fusi orari (ad esempio [time mumbai]). Altra funzionalità poco conosciuta è quella sulla programmazione dei cinema della vostra città. Scrivete [cinema milano] e comparirà subito la programmazione di tutte le sale cittadine. Se conoscete già il titolo del film che volete vedere, lanciate una ricerca [benjamin button Napoli] e Google vi dirà direttamente le sale e l’orario in cui è programmato. Se volete restringere solo i risultati all’ambito cinematografico, lanciate la ricerca [movie: Casablanca], così vi eviterete tutte le pagine che parlano della città marocchina. E così anche per la musica: digitando [music:U2] verranno visualizzati solo i risultati relativi alla band irlandese, organizzati in Artist, Album, Songs.

Fonte: Corriere della Sera

La carica degli ultracentenari


Persino gli anniversari si piegano alla logica del marketing. Lo ha fatto vedere Coca-Cola alla fine dello scorso anno, celebrando con uno spot i suoi 122 anni di storia. E lo ribadisce Barilla, che proprio in questi giorni è on air con una campagna istituzionale che sottolinea i 132 anni del marchio.

Perché celebrare i 132 e non i 135, cifra tonda? Perché in un momento di congiuntura negativa e di disorientamento del consumatore è bene poggiare su basi solide.

Storia vuol dire tradizione. Tradizione vuoi dire solidità. Solidità vuol dire aver resistito a tutti i capricci del mercato per poter dire a tutti: tranquilli, un futuro di ripresa è possibile.
La campagna di Aldo Cemuto e Roberto Pizzigoni di Young&Rubicam, infatti, rassicura gli acquirenti con l'immagine del fondatore, un papà buono e sognatore che risponde a tutti gli stilemi della comunicazione Barilla: la famiglia, i valori, la semplicità. Non manca nemmeno l'immagine della contadinella fine Ottocento (visibile nel filmato da 132 secondi), che con la sua fascina di grano in braccio rischia però di citare il marchio della pasta De Cecco.

Il nuovo spot Barilla è ben più sobrio rispetto alla campagna realizzata nel 2002 per il 125˚ anniversario: non è stato girato da Wim Wenders o sceneggiata da Alessandro Baricco, ma a firmare le musiche c'è Ferdinando Amò, l'autore della colonna sonora che accompagna la «storia liquida» con cui Fratelli Branca Distillerie sta attualmente raccontando ai consumatori i suoi 163 anni di Fernet. Lo spot Jwt lo fa a modo suo: ispirandosi alla pubblicità con la plastilina animata che caratterizzò i caroselli degli anni Sessanta, riprendendo il jingle del maestro Godi e il pay-off storico «Sopra Tutto...Fernet Branca». Un suono familiare e sereno quanto il Mulino Bianco, di cui si aspetta a breve il ritorno in pubblicità.

Fonte: Economy

Thru The Line


Tutti sanno che il livello delle acque si sta alzando a causa del cambiamento climatico, ma come sensibilizzare l'opinione pubblica sulle sue conseguenze anche se a migliaia di chilometri da qui? Questa è la domanda alla quale il progetto inglese Watermarks tenta di rispondere con proiezioni luminose in pieno centro di Bristol.

I dati sull'innalzamento del livello delle acque vengono, infatti, proiettati sulle facciate di numerosi edifici della città, un'iniziativa a basso costo di realizzazione e facilmente replicabile, ma di altissimo impatto comunicativo.

Fonte: Economy

Videogame e social network buoni per il marketing


“Attualmente in un'abitazione su quattro c’è una Playstation 3”, ha affermato il general manager di Sony Computer, Gaetano Ruvolo, “ uno strumento che non viene usato solo per i videogiochi, ma che è aperto al mondo web, diventando anche social network aziendale. Playstation 3 ha oltre 20 milioni di utenti iscritti in tutto il mondo e per questo abbiamo voluto saperne di più su chi frequenta i social network e capire quali iniziative si possono intraprendere con i videogiochi, che possono essere di marketing, ma anche offrire la possibilità ad organizzazioni non governative di raccogliere fondi, fino alla possibilità di trovare lavoro”.
Secondo la ricerca gli utenti di web 2.0 sono consumatori di esperienze, relazioni, strumenti e contenuti culturali, portatori di competenze acquisibili attraverso il gioco e spendibili nel mondo del lavoro, e anche “allenati” alla collaborazione.

“La ricchezza dell'indagine”, ha affermato il preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, Mario Morcellini, “riguarda l'opportunità di osservare fenomeni e comportamenti che ora appaiono di nicchia, ma che mostrano potenzialità per espandersi come standard per i prossimi usi sociali e imprenditoriali delle tecnologie di rete”.
I risultati completi della ricerca saranno presentati a giugno, anche se, come ha spiegato la coordinatrice del gruppo di ricerca Paola Panarese, “da un primo censimento dei punti dei game e sociaI network, è evidente che l'Italia è ancora indietro nella sperimentazione legata al gioco come strumento di relazione”. Per il preside della Facoltà di sociologia dell'Università Federico II di Napoli, Gianfranco Perchinenda, “la nostra è una società dove il videogioco non solo è penetrato ma diffonde la cultura della simulazione.
Con il videogioco, abbiamo un determinismo ludico, dove le ultime generazioni sono a cavallo tra il dentro e il fuori del gioco. Inoltre, questo, comporta un capovolgimento generazionale delle gerarchie. Per ora vige un preoccupante disinteresse del videogioco come strumento sociale”.

Fonte: Italia Oggi